✨✨Felice Solstizio

Il solstizio ci ricorda che siamo intrecciati, attraverso una lunga storia di stagioni e cicli, ai nostri paesaggi.
La parola solstizio viene dalle parole latine “sole” e “fermarsi” Anche se rappresenta l’inizio di un inverno profondo, il Solstizio pone fine ai giorni più bui dell’inverno, e accoglie la luce crescente che ci aiuta a riscaldare il cuore.
Anche se il freddo invernale a volte ci può allontare dalla natura, antiche tradizioni ci ricordano di portare piante sempreverdi all’interno delle nostre case, e prendere conforto alla luce delle candele e al caldo rituale del fuoco per mantenerne vivo il collegamento.
Luce per illuminare le cose che riteniamo sacre, e entusiasmo per aiutarci a celebrare i doni che la stagione porta. Le nostre radici agricole ci ricordano che anche la terra deve riposare in inverno, e che un nuovo anno ci offre la possibilità di introspezione, connessione e rinnovamento.
Auguri per il rinnovo della stagione e felice Solstizio!
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Solstice reminds us that we are intertwined through a long history of seasons and cycles in our shared landscapes. The word solstice comes from the Latin words for “sun” and “to stand still.”
Even though it represents the onset of deep winter, Solstice brings an end to the darkest days of winter, and welcomes in the growing light that helps us keep heart.
Though winter cold can sometimes disconnect us from nature, ancient holiday traditions remind us to bring fragrant evergreens indoors, and take comfort in the light of candles and the warming ritual of fire to keep connection alive. Light to illuminate the things we hold sacred, and good cheer to help us celebrate the gifts each season brings.
Our agricultural roots remind us that even the earth must rest in winter, and that a new year offers us a chance for introspection, connection and renewal.
Best wishes for the turning of the season and happy Solstice!

Essere

Essere quei soli intensi stralunati dal silenzio amici intimi parenti stretti
figli devoti incantati amanti intessersi come trame nelle trame cingersi le mani stringerle per comunicare sorrisi occhi ridenti di gioia solleticare alleanze
2 dicembre

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Be those intense suns plucked from silence close friends close relatives devoted children enchanted lovers weave themselves as plots in the plots gird their hands shake them to communicate smiles laughing eyes of joy tickle the alliances
December 2

Il libro

Il libro che la natura scrive ad ogni ora del giorno e della notte, e’ quello dalle pagine piu’ preziose e istruttive che esista. Chi ignora questo libro ignora la fonte di ogni conoscenza e di ogni sapere!
Ross
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The book written by the nature at every hour of the day and the night, is that whose pages are the most precious and istructives it exist.
Whoever ignores this book, ignores the source of every knowledge!

L’illimitato spazio della possibilita’

Diceva Milan Kundera che il tempo del camminare equivale al tempo del ricordare, in un mirabile libro che si intitolava: “La lentezza”.
L’atto del camminare permetterebbe di stare nella centralita’ dell’essere colto nel suo qui ed ora ma soprattutto, permetterebbe di compiere il prodigio del riandare in visita dei luoghi e dei momenti perduti, consentendo di liberamente andare e ritornare per mezzo della memoria ovvero di camminare nel tempo.
Andare metaforicamente proiettandosi nel futuro attraverso i passi incisisi sul momento per pero’ conciliare e permettere con un’estrosita’ del piu’ esperto magicien, di retrocedere pure e cosi’ unire e cosi’ lenire.
La centralita’ si dispiega attraverso un movimento segnato da verticalita’ che, se vorremmo, dal basso si proietta fuori dal se’ conducendo in mirabili lieux dell’extra se’.
E cosi’, quello stare in movimento e’ segno di un’unione fra cio’ che ci ha preceduti e cio’ che avverra’ ma del quale, non abbiamo contezza.
E’ il mistero del divenire che pero’, necessita di un perno dal quale immaginare di sganciarsi ma al quale inevitabilmente fare ritorno.
E oggi che il camminare e’ diventata una pratica di scarso uso, oggi che nulla di nobile secondo la maggioranza, possederebbe l’andare a piedi, attivita’ addirittura umiliata in quanto temuta come tacciabile di poverta’ colui il quale la esercita, e che pero’ all’insaputa degli ignoranti, praticandola assapora attraversandola, la piu’ totale liberta’; oggi e’ il tempo di rompere gli indugi del dubbio e di affidarci ai nostri passi che cosi’ chiaramente consetiranno di vedere oltre il prestabilito, oltre le gia’ conformate stanze del pensiero e di visitare un illimitato spazio che e’ quello della possibilita’.

Rossella Pompeo

The limitless space of possibility

Milan Kundera said that the time of walking is equivalent to the time of remembering, in a wonderful book entitled: “The slowness”.
The act of walking would allow to be in the centrality of being caught in his here and now but above all, would allow to perform the prodigy of returning to visit the lost places and moments, allowing to freely go and return through memory or to walk in time.
To go metaphorically projecting into the future through the steps engraved on the moment but to reconcile and to allow with an extroverty’ of the most’ expert magicien, to recede as well and so’ to unite and so’ soothe.
The centrality ‘unfolds through a movement marked by verticality’ which, if we would like, from the bottom projects out of the himself leading in admirable lieux of the extra himself.
And so, that being on the movement is a sign of a union between what precedes us and what comes to pass, but of which we have no quarrel. It’s the mystery of becoming, however, it needs a pivot from which to imagine to disengage but to which to inevitably return.
And today that walking has become a practice of little use, today that nothing noble according to the majority, would possess walking, activity even humiliated because feared as a poor man’s traitor, and that, however, without the ignorant, practicing it, tasting it through it, the most total freedom; today is the time to break the delays of doubt and to rely on our steps that so clearly agree to see beyond the predetermined, beyond the already conformate rooms of thought and to visit an unlimited space which is that of the possibility’.

Rossella Pompeo

Sto camminando

Sto camminando a piedi e una signora dalla strada, al volante della sua macchina, mi chiama per chiedermi se voglio delle uova fresche !!!
Le domando di dov’e’ mentre il suo volto luminoso e fiero, l’abbronzatura dell’incarnato, mi parlano di qualcuno che si nutre di cibo sano e genuino, e cio’ mi spinge a fidarmi di lei che viene da Veroli e a comprarne 10 a 5€.
Raggiunto poi il luogo dove dove ero diretta faccio dono di qualche uova a chi, in cambio, mi regala un melograno rotondissimo e pieno di energia!
Soltanto a Frosinone e’ possibile tutto questo! 💚

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I’m walking

I’m walking and a lady from the street, driving her car, calls me to ask if I want fresh eggs !!!
I ask her from where she is, while her bright and proud face, the tan of the complexion, talking about someone who eats healthy and genuine food, pushes me to trust her who comes from Veroli and to buy 10 to 5 €.
Reached then the place where I was going to dove I donate some eggs to who, in return, gives me a very round and full of energy pomegranate!
Only in Frosinone is this possible! 💚


			

Un’iconica longevita’

D’intorno alla casa, e del tutto insospettatamente, al verde gia’ esistente, andava unendosi altrettanto verde ma questa volta, piu’ chiaro come quello che e’ appena nato; sinonimo di assenza di robbustezza e ancora esile e dal verde che ricerca la sua forza, il suo vigore legati all’eta’ piu’ avanzata. Tuttavia, quel verde, possedeva un’iconica longevita’ frutto di mistero e di curiosita’.
Delicato, si slanciava nell’altezza mostrando la sua esile natura spinta verso l’alto attraverso una struttura di foglie di forma piramidale che, al guardarla, rendeva bene l’idea dell’aeroso messaggio che quel tipo nuovo di verde era spuntato a comunicarci.
E di esile, avremmo scoperto in seguito, c’era ben poco; tutt’altro si sarebbe dimostrato essere perche’, quelle canne, con fogliame leggero e aeroso, fruscianti al solo osservarle, erano di specie preziosa e addirittura di fattezza piu’ che duratura, trattandosi di una pianta di bambu’.
Del tutto inattesa ma bellissima a guardarsi, stava ad indicarci che nel sottosuolo c’era dell’acqua dalla quale trarre forza e vita e che sarebbe cresciuta creando un piccolo boschetto senza il minimo sforzo da parte nostra, vista l’invasivita’ che ne e’ tipicita’.
E allora, quella rappresentazione vegetale dell’asse del mondo, nel senso di sostegno o di mediazione, vista la sua tensione verticale, tra il mondo terreno e quello celeste o spirituale; quel vegetale di cosi’ assoluta e invidiabile importanza, che circonda i templi giapponesi essendo la sua, una presenza di buon auspicio; aveva scelto proprio la nostra casa per fiorirsene bello e leggiadro e avremmo appreso le qualita’ che gli sono proprie: la flessibilita’ ovvero duttilita’, tipica di chi e’ dotato di saggezza cioe’ di colui che si piega ma non si spezza; la duplice valenza di questa caratteristica che, presso la mitologia egiziana esprimeva fecondita’ ed era dunque consacrata alla vita, ed era invece simbolo di morte, presso i Greci e i Romani, essendo la canna presente nelle acque stagnanti degli inferi.
Ma noi predilegiamo la vita e dunque ci identifichiamo nella mitologia Egizia, non e’ vero?

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An iconic longevity

Around the house, and quite unexpectedly, to the already existing greenery, it was joining himself as green but this time, as clear as the one he was just born; synonymous with absence of robustness and still slender and from the green that seeks its strength, its vigor linked to the most advanced age.
However, that green possessed an iconic longevity fruit of mystery and curiosity.
Delicate, it flung itself into height showing its slender nature pushed upward through a pyramid-shaped structure of leaves that, when looked at, gave a good idea of ​​the airy message that, that new kind of green, had sprung up to tell us.
And of thin, we would have discovered later, there was very little; it would have been quite different because those canes, with light and airy foliage, rustling only by observing them, were of a precious species and even more than lasting, as it is a bamboo plant.
Completely unexpected but beautiful to look at, it was to show us that in the subsoil there was water from which to draw strength and life and that, it would grow by creating a small grove without the slightest effort on our part, given the invasiveness and ‘typicality’.
And then, that plant representation of the axis of the world, in the sense of support or mediation, given its vertical tension, between the earthly world and the celestial or spiritual one; that vegetable of so absolute and enviable importance, which surrounds the Japanese temples being its, an auspicious presence; it had chosen our house to bloom in its beautiful and graceful and we would have learned the qualities that are proper to it: the flexibility or ductility, typical of those who are endowed with wisdom, that is, of one who bends but does not break; the dual value of this characteristic which, for Egyptian mythology, expressed fertility and was therefore consecrated to life, and was instead a symbol of death, among the Greeks and Romans, being the reed present in the stagnant waters of the underworld.
But we prefer life and therefore we identify ourselves in Egyptian mythology, don’t we?

Ero

Ero fra le foglie ispide e dure, fra i rami alti, e dalle punte irragiungibili, fra cui spuntavano spicchi di azzurro ritagliati nell’immensita’ del cielo ero immersa nel verde di un fogliame che celava proteggendoli i frutti ora piccoli ora piu’ grandi ma acerbi, ora belli alteri gonfi di sapore dolce e rosso e pronti a volarsene via dal loro riserbo per giungere nella mia bocca uno dietro l’altro assaporati con ingordigia e mentre la mano si lanciava pronta ad afferrare eseguendo l’ordine impartitogli dallo sguardo che attento e acuto aveva scovato il frutto che quasi intimidito voleva scapparsene nascondendosi per bene, io avvertivo fortemente d’essere quel frutto d’essere quel fico notato e poi scelto da portar via con me. Diventata albero diventata frutto ero penetrata fin dentro ogni ramo ero al di sotto della spessa pelle del seppur piccolissimo frutto ancora indistinguibile dalla sua forma definitiva ma …come fare a credere che da quei rami nasca una prelibatezza tanto unica?
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I was among the bristly and hard leaves, among the tall branches, and the unreachable tips, between which sprouts of blue sprouted in the immensity of the sky, I was dipped in a foliage that concealed protecting the fruits now small now more big but unripe, now beautiful, swollen, with a sweet and red taste and ready to fly away from their reserve to reach my mouth one after the other, savored with greed and while the hand was ready to grab, executing the order imparted to it by the watchful eye and sharp he had found the fruit that almost intimidated wanted to run away hiding for good, I strongly felt to be that fruit of being that fig tree noticed and then chosen to take away with me. Having become a tree that had become a fruit, I had penetrated into every branch I was under the thick skin of even the smallest fruit still indistinguishable from its definitive form, but … how can we believe that such unique delicacy is born from those branches?

Rossella Pompeo

E vita fu

Dalle spoglie del vecchio fico d’India e’ ripresa la vita dopo anni di fichi di color arancio viola e giallo. Era quel fico di Sabaudia, delle dune di Sabaudia, e l’aveva Ivana, l’allora compagna di mio padre, raccolto e ne aveva fatto una piantina mettendolo in un vaso dal quale spuntava come in un cappello a cilindro capovolto, una grande orecchia verde.
Era finita in giardino poi quella piccola piantina di fico d’India e cresciuta ci aveva cibato di fichi e fichi durante tutte le estati e che fichi e che spine! Ma poi, dopo aver elargito tutta la sua bonta’ per ben quindici anni, le lunghe e abbondanti piogge invernali lo avevano messo ko, reso stecchito e rinsecchito ma il sole di quest’estate ha provveduto affinche’ il fico, quel bel fico d’India, riprendesse vita e vita fu e nuovi e buonissimi fichi d’India saranno!
E grazie a Ivana cui va tutto il mio pensiero ora che da un po’ non e’ piu’ su questa terra.
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From the remains of the old prickly pear tree, life began again after years of orange-purple and yellow figs. It was that fig of Sabaudia, of the dunes of Sabaudia, and Ivana the then companion of my father, picked up and had made a seedling putting it in a vase from which it poked out like in an upside-down top hat, a big ear green.
It had ended up in the garden then that little seedling of prickly pear and grown there had fed on figs and figs during all the summers and that figs and that thorns! But then, after having given all his goodness for fifteen years, the long and abundant winter rains had knocked him out, made dead and withered, but the sun of this summer provided for the fig tree, that beautiful fig tree India, resumed life and life was and new and very fine prickly pears will be!
And thanks to Ivana, which is all my thoughts now that for some time it is no longer on this earth.

Sul diciannove

Sul diciannove fra gli altri c’eravamo io e quattro transessuali sudamericani saliti su dal buio di via prenestina signorine in abito da sera aderente e scollato baciate da voci muscolose e ridenti un bel po’ brille rilucevano di femminilita’ sbocciata poderosamente ma quasi timida con i piedi nelle infradito curati e dalle unghie smaltate tenuti accavallati a mo’ di gentildonna e a centocelle ci sono i gatti che mi sorprendono nel vicolo silenzioso e si azzuffano per amore con vocette stridule e la mia via delle tuberose che mi attende arrivare mentre vi scrivo
Roma mi spaventa san lorenzo e’ spettrale non la riconosco piu’ ma poi centocelle mi tranquillizza e mi dico qui la paura non ti serve piu’

Ti serve un nido

Ti serve un nido nel quale ti rintani
alla luce calda delle stelle accese nei
tuoi occhi da un sorriso al cui riparo
ti avvolgi alle cui cure ti concedi

Ti serve un nido dalle piume come braccia fra cui abbandonarti e
lasciarti dondolare al suono di una
nenia sconosciuta eppure arcinota

Ti serve un nido un’acqua che riluce
dei bagliori di un sole levatosi
perche’ il tuo buongiorno fosse unico baciato da una ghirlanda di fiori appena sbocciati
Ross

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You need a nest in wich you hole up
in the warm light of the stars lit in yours eyes by a smile in whose shelter you wrap yourself

You need a feathered nest as your arms to let yourself be abandoned and rocked to the sound of an unknown yet well-known nenia

You need a nest a water that glows with the glow of a sun raised so that your good morning would be unique kissed by a wreath of flowers just blossomed

L’abbraccio dell’albero

I primi abbracci degli alberi furono quelli di 294 uomini e 69 donne appartenenti al ramo dell’induismo di Bishnois che, nel 1730, morì mentre cercava di proteggere gli alberi del suo villaggio dal pericolo di essere trasformati in materia prima per la costruzione di un palazzo. Si aggrapparono letteralmente agli alberi, mentre venivano massacrati dai boscaioli. Ma la loro azione portò a un decreto reale che proibiva il taglio degli alberi in qualsiasi villaggio di Bishnoi. E ora, quei villaggi, sono oasi boschive virtuali in un paesaggio altrimenti deserto.

Non solo, i Bishnois hanno ispirato il movimento Chipko (chipko significa “aggrapparsi” in Hindi) iniziato negli anni ’70, quando un gruppo di donne contadine sulle colline dell’Himalaya dell’India settentrionale ha gettato le braccia attorno agli alberi designati all’abbattimento. Nel giro di pochi anni, questa tattica, conosciuta anche come satyagraha degli alberi, si era diffusa in tutta l’India, costringendo alla fine le riforme nella silvicoltura e una moratoria sull’abbattimento degli alberi nelle regioni himalayane.

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Tree hugger

The first tree huggers were 294 men and 69 women belonging to the Bishnois branch of Hinduism, who, in 1730, died while trying to protect the trees in their village from being turned into the raw material for building a palace. They literally clung to the trees, while being slaughtered by the foresters. But their action led to a royal decree prohibiting the cutting of trees in any Bishnoi village. And now those villages are virtual wooded oases amidst an otherwise desert landscape.

Not only that, the Bishnois inspired the Chipko movement (chipko means “to cling” in Hindi) that started in the 1970s, when a group of peasant women in the Himalayan hills of northern India threw their arms around trees designated to be cut down. Within a few years, this tactic, also known as tree satyagraha, had spread across India, ultimately forcing reforms in forestry and a moratorium on tree felling in Himalayan regions.

Sei natura

Sei natura sei bosco fogliame che fruscia roccia bagnata dall’acqua di fonte farfalle nere e arancio bianche dalla breve vita eppure intensa di locomotive di pensiero trainate dall’aria fresca aria rigeneratrice fischi scrosci incantesimi di verde che ruggisce nella fissita’ dello stare nella bellezza d’esser visto nell’immensa gioia di essere montagna
Rossella Pompeo
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You are nature you are wood foliage that rustles rock washed by spring water black and orange white butterflies with the short yet intense life of locomotives of thought drawn by the fresh air regenerating air whistling roars spells of green roaring in the fixedness of being in beauty be seen in the immense joy of being a mountain

Accetta cio’ che e’

Maestro: “Accetta ciò che è”.

Discepolo: “Davvero non posso, sono agitato e arrabbiato per questo”.

Maestro: “Allora accetta quello che è”.

Discepolo: “Accetto che sono agitato e arrabbiato?
Accetto che non posso accettare? “

Maestro: “Sì.

Porta l’accettazione nella tua non accettazione. Porta la resa nella tua resistenza. Quindi vedi cosa succede …”
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Master : “Accept what is.”

Questioner: “I truly cannot. I am agitated and angry about this.”

Master : “Then accept what is.”

Questioner: “Accept that I am agitated and angry?
Accept that I cannot accept?”

Master : “Yes.

Bring acceptance into your non-acceptance. Bring surrender into your non- surrender. Then see what happens…”

La nature secrète des mots

C’e’ una segretezza, un emisfero intatto non colluso non situato sui bordi del noto riposto spostato li’ nel rientro li’ dove non c’e’ parola che possa essere proferita e cosi’ offerta un luogo dove l’indiscreto non ha osato essere ospitato un angolo una zolla immota restata forse arsa prosciugata quasi ma dal cuore ancora friabile sotto tanti strati di secchezza a guardar bene c’e’ una morbidezza una soglia oltre la quale una piccola fonte ancora giace sorgiva ancora fresca essa e’ pura ed e’ li’ che bisogna andare ed e’ li’ che bisogna ritornare.

Rossella Pompeo
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There is a secrecy, an intact, non-colluded hemisphere not located on the edges of the well-known repository moved there in the return where there is no word that can be uttered and thus offered a place where the indiscreet has not dared to be housed in a corner, an unmoving clod which has perhaps remained burnt, almost dry but with a heart that is still friable under so many layers of dryness, to look closely there is a softness, a threshold beyond which a small spring still lying still fresh, it is pure and there you have to go and there’s where you need to go back.

Rossella Pompeo

Ad una rosa

Ad una rosa cedetti il tempo dei miei giorni
Nel bianco di uno stupore fattosi
amore
Restai il tempo necessario per non dimenticare
Vi dono ora di me la parte migliore,
Rossella Pompeo

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For a rose I gave up the time of my days
In the whiteness of a wonder made
love
I stayed the time necessary to not forget
Please now the best part of me,
Rossella Pompeo