Pane e America

Cari amici vicini e lontani vi invito tutti! Per me sara’ un’emozione leggervi le parole di una cosi’ bella storia che ho avuto il privilegio di raccontare facendola diventare un libro. 💙

Dalla quarta di copertina “Pane e America” di Rossella Pompeo, e’ la straordinaria storia di un uomo e del suo sogno realizzato attraversando luoghi storici che resteranno indelebili nella memoria del lettore, di incontri magici e della tenacia di chi non si arrende; e’ un invito al viaggio, ad abbandonare per ricominciare.

Ne parleranno con l’autrice il Prof. Marcello Carlino (Univ. La Sapienza) e il Prof. Ennio Cialone, presso il Salone di rappresentanza dell’ Amministrazione Provinciale di Frosinone
A seguire buffet

Venerdi’ 5 ottobre h16.30-19.30

Per vedere il video della serata clicca qui 👇👇👇

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Dear friends, near and far, I invite you all! For me it will be an emotion to read the words of such a beautiful story that I had the privilege to tell by making of it a book. 💙

“Bread and America” ​​by Rossella Pompeo, is the extraordinary story of a man and his dream realized through historical places that will remain indelible in the reader’s memory, of magical encounters and of the tenacity of those who do not give up; it is an invitation to travel, to leave to start again.

Prof. Marcello Carlino (Univ. La Sapienza) and Prof. Ennio Cialone will speak with the author at the Representative Hall of the Provincial Administration of Frosinone.
Following buffet

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Pane e America

Sono lieta di annunciarvi l’uscita della mia nuova creatura: “Pane e America” biografia di Edoardo Tagliaferri con la quale la casa editrice Lithos, inaugura la collana editoriale Biografie da me curata!
Una buona lettura a voi tutti!

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I am pleased to announce the release of my new creature: “Bread and America” biography of Edoardo Tagliaferri with which the Lithos publishing house, inaugurate the editorial series Biografie curated by me!

A good read to you all!

Rossella Pompeo

“Le mince squelette d’une modernité destinée au suicide” de Rossella Pompeo

Traduction pour l’Autre quotidien de Rossella Pompeo de son article: “L’esile scheletro di una modernita’ destinata al suicidio”

L’imprévisibilité et l’impermanence font partie de la vie.
Moins impr̩visibles et moins impermanents, cependant, se sont av̩r̩s ̻tre les ponts Рaqueducs romains.
Vous êtes-vous jamais demandés pourquoi ? Il est vit dit : l’art de construire des ponts aussi bien Etrusque, que Romaine, était considéré comme une activité rien moins que sacrée.
C’est d’elle qui dérive le terme Pontifex, faiseur de ponts; et de lui, l’actuel terme catholique, Pontife.
Et s’il vraiment s’agissait du maître constructeur, cela en époque romaine aurait mérité le surnom de Pontifex Maximus, la meilleure charge sacerdotale païenne de laquelle est puis dérivé, Plus haut Pontife.
Par contre aujourd’hui il y a les Universités et un strict sens esthétique à respecter.
Mais, l’esthétique qui la décide ? et au nom de qui ? quand elle concerne des oeuvres d’urbanisme créées dans un milieu naturel et quand leur utilité et but principal, il devrait assurer, sans en faire abstraction, la sûreté de la vie des gens ?
On reste sans mots devant le mince squelette de la modernité si comparé à la solidité et indestructibilité d’un des nombreaux ponts – aqueducs romains, créés indubitablement pour durer pendant plus de siecles.
À ce sujet o combien fut éclairant l’expérience perceptrice que je fis quand j’allai en Autriche où tout est fait pour durer !
Les intérieurs des wagons des trains et des trams, en bois massif, et qui ne connessaient pas du tout le plastique.
Qu’en nom de l’esthétique on doive renoncer à quelque chose de bien plus indispensable : la sûreté! rend vulnérable et prêts à tout pour justifier quelque chose qui ne devrait pas avoir la moindre racine dans la pensée humaine.
En Autriche tout il est construit pour durer; il n’y a pas non plus l’air conditionné dans les transports publics et pourtant, on respire et bien malgré la chaleur mais avec l’air naturel. Ainsi, l’homme est mis au centre et totalement respecté, comme principe-cadre de projet dans la longue durée de l’oeuvre construite tout a fait à l’avantage de son bénéficiaire.
Et de la sagesse et de la sacralité de nos aïeux étrusques et Romains, lesquels ponts sont ancore bien visibles en chaque partie du monde, que reste-il ?
Est-il utopique de souhaiter que dans les Universités on revient à enseigner les valeurs, l’importance fondamentale de l’être humain, et la protection de sa vie et pas plus et pas plus et seulement les futilités comme il semblerait l’être l’esthétique en nom du Dieu argent?

“Il est Dieu, c’est l’idéal qui constitue le centre. Il n’existe pas le beau ou la vrai art qui ne se caractérise pas pour l’ajustement du sensible à la vérité divine. Et quand ceci n’est plus possible, comme il arrive aujourd’hui, l’art n’existe plus. ”

Hegel, Esthétique

Traduction de Rossella Pompeo de son article: “L’esile scheletro della modernita’ destinata al suicidio”.

L’esile scheletro di una modernita’ destinata al suicidio di Rossella Pompeo

L’imprevedibilita’ e l’impermanenza sono aspetti fondamentali dell’esistenza. Meno imprevedibili e meno impermanenti hanno dimostrato tuttavia di essere i ponti e gli acquedotti Romani.
Vi siete mai chiesti il perche’? E’ presto detto: l’arte di costruire ponti, prima ancora Etrusca che Romana, era considerata un’attivita’ nientemeno che sacra.
Da essa deriva il termine Pontifex, facitore di ponti; e da esso, l’attuale termine cattolico, Pontefice.
Se addirittura si trattava del mastro costruttore, questo in epoca romana, avrebbe meritato l’appellativo di Pontifex Maximus, la massima carica sacerdotale pagana, da cui e’ derivato poi, Sommo Pontefice.
E oggi, invece, ci sono le Universita’, e il senso estetico da rispettare.
Si ma, l’estetica chi la decide? E in nome di cosa quando essa riguarda opere di urbanistica create in un ambiente naturale e quando la loro utilita’ e precipua finalita’ dovrebbe essere, senza prescinderne, la sicurezza della vita delle persone?
Si resta senza parole dinanzi all’esile scheletro della modernita’ se paragonato alla solidita’ e indistruttibilita’ di cio’ che venne indubbiamente creato per durare.
A tal proposito fu illuminante l’esperienza percettiva che feci quando andai in Austria: li’ tutto era fatto per durare!
Gli interni dei vagoni dei treni e dei tram, in legno massiccio, e che non sapevano minimamente che cosa fosse la plastica.
Che in nome dell’estetica debba rinunciarsi a qualcoda di ben piu’ irrinunciabile: la sicurezza, rende vulnerabili e pronti a tutto pur di giustificare qualcosa che non dovrebbe avere la benche’ minima radice nel pensiero umano.
In Austria tutto e’ fatto per durare, nemmeno l’aria condizionata c’era sui mezzi pubblici eppure, si respirava e bene, nonostante il caldo con l’aria naturale e cosi’, l’uomo posto al centro e rispettato totalmente, come principio cardine di progettazione nella lunga durata dell’opera costruita e ad esclusivo e solo vantaggio del suo fruitore.
E della saggezza, di quella sacralita’, dei nostri avi ingegneri romani i cui ponti sono visibili in ogni parte del mondo e a distanza di secoli, cosa ne e’ stato?
E’ utopico auspicarci che nelle Universita’ si torni ad insegnare i valori umani, la fondamentale importanza dell’essere umano, e la protezione della sua vita, e non piu’ e non soltanto le futilita’ come parrebbe essere l’estetica in nome del Dio denaro?
« “È Dio, è l’ideale che costituisce il centro. Non esiste bello o vera arte che non si caratterizzi per l’adeguamento del sensibile alla verità divina. E quando ciò non è più possibile, come accade oggi, non esiste più arte”. »
(Hegel, Estetica)
Roma, il 16 agosto 2018

On l’ignore

On l’ignore le secret mouvement du temps
on voudrait retenir a soi chaque joie
qu’elle soit infinie qu’elle puisse
parler par tout où les signes de
la destinée nous mènent
A chaque pas ressemble un mot un
son dont le sens on ne l’oublie jamais
qu’après l’avoir pénétré

Rossella Pompeo

Roma, il 27 aprile 2018

giardinodegliaranci@ross’sphotos

La notte di San Lorenzo

Questa notte, il cielo ci fornira’ il suo magico spettacolo. Quando Perseo salira’ in alto, saranno visibili le Perseidi, le meteore di agosto, note anche come le lacrime di agosto.
Un buon spettacolo a tutti!

I nomi delle stelle sono belli:
Sirio, Andromeda, l’Orsa, i due Gemelli.
Chi mai potrebbe dirli tutti in fila?
Son più di cento volte centomila.
E in fondo al cielo, non so dove e come,
c’è un milione di stelle senza nome:
stelle comuni, nessuno le cura,
ma per loro la notte è meno scura.

Stelle senza nome di Gianni Rodari

*

The night of San Lorenzo

This night, the sky will provide us with its magic show. When Perseus is high in the sky, the Perseids, the meteors of August, also known as the tears of August, will be visible.

The names of the stars are
beautiful:
Sirio, Andromeda, the Orsa, the two Gemini.
Who could ever tell them all in a row?
They are more than a hundred times a hundred thousand.
And at the bottom of the sky, I do not know where and how,
there’s a million stars without a name:
common stars, nobody cares,
but for them the night is less dark.
Stars without name, Gianni Rodari
A good show to everyone!

Rossella Pompeo

Esistono esseri

Esistono esseri il cui pudore e’ tale da non essere mai compreso ma frainteso tanto da formare l’oggetto di un giudizio errato. La letteratura e’ ormai spettacolo sotto i cui riflettori ognuno si affanna ad apparire e le sensibilita’, quelle che tengono e spingono alla riservatezza e talvolta anche alla fuga, sono equivocate. Non so cosa spinga gli esseri ad apparire so cosa li spinge a fuggire.

Roma, il 7 maggio 2018

*

There are beings

There are beings whose modesty is a story that is never understood but misunderstood forming an object of a wrong judgment. Literature is now the show under whose everyone struggles to appear and the sensibilities, those that push and push to the privacy and the hips, are misunderstood. I do not know what drives men to look like this, I know what drives them to flee.

Rossella Pompeo

 

Un’acerba brutalità

“Lazzaro felice” e’ un film che va digerito, come il piccolo sasso della scena iniziale che per gioco viene introdotto nella bocca di Lazzaro il protagonista; il famoso Lazzaro, quello delle parabole evangeliche.
E cosi’ un pari destino e’ riservato anche a noi spettatori che, ci ritroviamo immersi in un’atmosfera buia e scevra di tutto, sin dal primo istante. Manca la colonna sonora, mancano i titoli di inizio, manca quell’essere accompagnati al film, cosi’ come si viene introdotti nella vita, bruscamente; alcuni senza riparo, senza il giusto amorevole nido; totalmente ignari e succubi e privati quindi della possibilita’ di scegliere e dunque, di autodeterminarsi.
Una condizione umana primordiale che nel film e’ resa in tutta la sua acerba brutalita’, senza possibilita’ quantomeno di un’ombra che sia di fuga e riparo.
E Lazzaro, ci conduce a scoprire questa dualita’, questa dicotomia, fra coloro costretti a subire, e coloro che il potere lo esercitano con usurpazione.
Ma non ci sono vincitori che’ alla fine, chi perseguita e chi subisce sono due facce della stessa medaglia, uguali e prepotentemente avvilenti entrambi.
La pellicola srotola attimi di vita vera sembrando essere i molteplici protagonisti ripresi senza un canovaccio ne’ una direzione registica. E’ il nuovo modo di fare cinema? quello proposto? senza orpelli a difendere, senza gioie, anche piccole, a illuminare ma fatto di atroce realta’ di seguito smussata nelle asprezze e che permettera’ un piu’ ampio respiro, una piu’ rilassata visione?
Non condivisibile l’impatto nudo e crudo; manca il rispetto dello spettatore che, seppur chiamato a testimoniare un’equivalente mancanza di sensibilita’, non puo’ ritrovarsi suo malgrado invischiato senza preavviso e vista la estrema poeticita’ del trailer stesso che, tutto lascia supporre, fuorche’ una commistione fra cinema documentario e cinema tout court che non regge e delude!
E Lazzaro, e’ felice? E gli spettatori all’uscita del cinema?
Non mi e’ parso di riscontrarli come tali.

Rossella Pompeo

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A bitter brutality

“Lazzaro felice” is a movie that needs to be digested, like the small stone of the initial scene that for game is introduced into the Lazzaro’s mouth; the famous Lazarus, that of the evangelical parables.
And so an equal fate is reserved for the spectator who, finds himself immersed in a dark and free of everything atmosphere, from the first moment. The soundtrack is missing, the titles of the beginning are missing, in the similar manner in which humans are accompanied into life, abruptly; some without shelter, without the right loving nest; totally unaware and succubus and therefore deprived of the possibility of choosing and therefore of self-determination.
A primordial human condition that in the film is rendered in all its bitter brutality, without the possibility of a shadow of escape and shelter.
And Lazarus, leads us to discover this duality, this dichotomy, among those forced to suffer, and those who exercise power with usurpation.
But there are no winners that ‘in the end, those who prosecute and those who suffer, are the two sides of the same coin, equal and overwhelmingly both humiliating.
The film unrolls moments of real life seeming to be, the multiple protagonists, filmed without a canvas or a directorial direction. Is this the new way to make movies? that proposed? without frills to defend, without joys, even small, to illuminate but made of atrocious reality ‘later blunted in harshness and that will allow’ more ‘wide breath, a more’ relaxed vision?
The bare and raw impact can not be shared; there is no respect for the spectator who, although called to witness an equivalent lack of sensitivity, can not find himself unintentionally caught up to without notice and given the extreme poeticity of the trailer itself, which all suggests, except for a mixture of documentary cinema and cinema tout court that does not hold and disappoint!
And is Lazzaro happy? And the spectators at the exit of the cinema?
It did not seem to me to find them as such.

Ciao cara Poccetto

Scopro poco fa, nel cuore della notte, mentre termino di leggere il quotidiano che, Elena Ricci, per gli amici Poccetto, è morta. Senza preavviso, gli occhi nello sfogliare le pagine del giornale, mi buttano di fronte il trafiletto della notizia, che leggo più volte per accertarmi sia vero, facendomi piombare in uno stato di nostalgica tristezza.

E’ fulminea la morte, così come la notizia di essa ti genera un’improvvisa e alquanto inaspettata congerie di eventi alla persona in questione legati. Il primo, quello dell’ultima telefonata che ci eravamo scambiate, e in cui come al solito mi esprimeva il desiderio di rivederci, di andare a trovarla. Poi il pensiero circa il suo stato di salute, e del perché non fossi infine più andata a trovarla, e la nuova pagina del giornale letta per distogliere il pensiero ma prima, la frettolosa ricerca di un giorno, di un’ora, quelli del funerale, che ho inevitabilmente perso, essendoci stato oggi.

A lei è legato e lo sarà per sempre, il mio cortometraggio “Le mani antiche”. A lei la prima scenografa del cinema italiano, alla sua sorprendente capacità di creare scenografie dal nulla con il poco a disposizione. Fu così che per la scena esterna e notturna del bosco, che immaginavo impreziosita da luci come stelle cadute a illuminare il cammino, mi chiamò facendomi andare a casa sua perché quel giorno le era capitato di trovare per strada dei lunghi tubi di vetro trasparente che sarebbero stati benissimo nella scena! E così mi precipitai nella sua casa nel cuore di Trastevere a scoprire la sua preziosa scoperta.

E il rosario, gigantesco e surreale, per il quale passammo una giornata intera a costruire palle di carta pesta servendoci di giornali e colla a non finire!

Lei con due turchesi per occhi, la statura minuta e vispa, l’immancabile sigaretta per amica, la voglia di essere e sentirsi sempre come una ragazzina, la ricordo pure alla presentazione di “Roma è come Asmara” all’Isola del Cinema alla presenza dell’attrice Rosa Pianeta che leggeva e che incontrandola le preannunciò che sua figlia, Elena Sofia Ricci, sarebbe secondo lei  tornata a recitare sul grande schermo! Eh sì fu proprio così, di lì a poco l’avremmo infatti vista recitare nel film di Ferzan Özpetek, Mine vaganti.

Ti so realizzata e felice, dal cuore grande e generoso, donna unica e imbattibile, sono orgogliosa di averti conosciuta, ciao cara Poccetto!

Le mani antiche, una buona visione!

Il coraggio di una donna

Il coraggio di una donna di frantumare i muri dell’ipocrisia costruiti dai ceti abbienti e dal potere politico, di porsi a capo di una battaglia in difesa della costituzione da tutti giudicata impossibile, diventa l’esempio di vittoria assoluta per chiunque. Vincere le paure di ritrovarsi soli e non condivisi rende unici e modelli esemplari di comportamento, questo e’ The post questa e’ una donna Katharine Graham come ci si auspicherebbe che fossero se non tutte, almeno la maggior parte delle donne.

Rossella Pompeo

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The courage of a woman to shatter the walls of hypocrisy built by the affluent classes and by the political power, to put herself in charge of a battle in defense of the constitution considered by all to be impossible, becomes the example of absolute victory for all. Winning the fears of finding herself alone and not shared, makes unique and an exemplary model of behavior. This is “The post” this is Katharine Graham a woman as one would hope they were if not all, at least the majority of women.

Un film che fa sognare

La storia di un’appassionata e appassionante amicizia frutto della stima reciproca che stimola una continua crescita; di ideali che si rafforzano; di attivismo che potenzia gli spiriti. Di coraggio alimentato dall’amore prodotto dei legami prodotto senza prezzo eppure di inestimabile valore che trascende i personalismi lasciando il passo sempre e comunque all’altro da se’, amico fidanzato moglie che sia. Classe operaia come coro di una tragedia che sara’ mondiale ancorche’ greca, ma afono le cui voci sono penalmente annientate e soffocate dallo stridore delle macchine. 

Un coro inconsapevole del suo valore e di cui farsi portavoci ed educatori, in un instancabile desiderio di giustizia dal nome: comunismo. Marx, Hengels, Proudhon e Jenny von Westphalen, Lizzie Burns quando essere donne non e’ bambinescamente pretendere di possedere il potere maschile e competere con esso ma, e’ alimento di esso, e’ fiamma che lo sostiene vivo e vincente in una lotta che si fa comune e avvincente.
La cultura frutto di instancabile ricerca anche a costo della fame, la cultura perseguita ciecamente senza temere, senza ricercare accomodamenti di sorta, la cultura riflesso di una storia di personale sensibilita’ e anche di strenua debolezza, espressione di un uomo che ricerca ed e’ pronto anche a saper perdere ma non e mai la stima dell’altro ma se stesso per l’altro e per la vittoria dell’altro.
Tutto questo e ancora di piu’ e’ Marx, “Il giovane Karl Marx” la storia di un uomo, la storia dell’amore che rende uomini!

Rossella Pompeo

A movie that makes you dream.
The story of a passionate and exciting friendship, fruit of mutual esteem that stimulates continuous growth; of ideals that are strengthened; of activism that empowers the spirits.
Courage fueled by love produced by ties produced priceless and yet of inestimable value that transcends personalisms leaving the step always and however to the other by yourself, whotever it is, a friend a wife. Working class as a chorus of a tragedy that will be of all the world although Greek, but voiceless whose voices are criminally annihilating and suffocated by the screech of the machines.
A chorus unaware of its value and to be spokesmen and educators, in a tireless desire for justice by the name: communism. Marx, Hengels, Proudhon, Jenny von Westphalen, Lizzie Burns when being a woman is not childishly claiming to possess male power and competing with it but, is food of it, is flame that sustains it alive and winning in a fight that becomes common and compelling.
The culture is the result of untiring research even at the cost of hunger, the culture blindly pursued without fear, without looking for accommodation, the culture reflected in a story of personal sensitivity and also the strenuous weakness of a man who is search and ready also to lose but never the esteem of the other but himself for the other and for the victory of the other.
All this and even more is Marx, “The young Karl Marx” the story of a man, the story of love that makes men! chorus unaware of its value and to be spokesmen and educators, in a tireless desire for justice by the name: communism. Marx, Hengels, Proudhon, Jenny von Westphalen, Lizzie Burns when being a woman is not childishly claiming to possess male power and competing with it but, is food of it, is flame that sustains it alive and winning in a fight that becomes common and compelling.
The culture is the result of untiring research even at the cost of hunger, the culture blindly pursued without fear, without looking for accommodation, the culture reflected in a story of personal sensitivity and also the strenuous weakness of a man who is in search and ready also to lose but never the esteem of the other but himself for the other and for the victory of the other.
All this and even more is Marx, “The young Karl Marx” the story of a man, the story of love that makes men!

La donna che faceva crescere gli alberi

LA DONNA CHE FACEVA CRESCERE GLI ALBERI mi portera’ nel mese di maggio, il 23 alle h18.30 nella citta’ di Rovereto dove saremo ospiti de:”Il Furore dei libri”.
La presentazione del romanzo si terra’ presso la sala multimediale della Biblioteca Civica di Rovereto G. Tartarotti.
Agli amici lettori di Rovereto un caro benvenuto, spero di incontrarvi in molti!

Perche’ mai pensare di rinunciare all’esercizio di un proprio diritto?

La titolarita’ del diritto di voto, di cui oggi siamo chiamati a compiere l’esercizio, e’ il frutto di una conquista, percio’ e’ qualcosa da non dare poi cosi’ tanto per scontato.
Si realizzarebbe un’ignobile offesa nei confronti di una storia millenaria che ci ha visti sprovvisti di questo diritto e mere vittime di gerarchie assolutiste, non esercitando quello che e’ “divenuto” un diritto di voto.
In un passato non poi cosi’ lontano, il diritto di voto era ristretto, cioe’ limitato per censo (suffragio censitario) o per cultura (suffragio capacitorio).
Si e’ dovuti giungere alla possibilita’ di esercitare il proprio diritto al voto, e cio’ e’ avvenuto solo grazie al suffragio universale nel 1893.
E quale fu lo Stato precursore in questo? Non a caso fu la Nuova Zelanda (la cui legislazione e’ la piu’ avanguardista) anche se in realtà, per quanto riguarda il suffragio femminile, ci furono due precedenti: quello durante l’Epoca della libertà svedese, tra il 1718 ed il 1772, in cui si riconosceva un ristretto diritto di voto per le donne; e nella Repubblica di Corsica tra il 1755 ed il 1769, in virtù della costituzione promulgata da Pasquale Paoli.
In Italia, invece, il suffragio universale maschile, vero e proprio, è stato introdotto solo nel 1918, mentre il voto alla donne è stato riconosciuto addirittura nel 1945 cioe’ solo poco piu’ di cinquant’anni fa!
Come possiamo pensare di darla vinta a una classe di ignobili politicanti non andando a votare?! Cio’ corrisponderebbe al ritornare indietro al Medioevo e al lasciargli cartabianca.
Che poi i voti siano truccati puo’ essere, ma il compiere l’atto in se’ di assumersi la responsabilita’ di scegliere un partito ovvero una coalizione; l’esercitare fattivamente questa scelta recandosi alle urne, e’ gia’ un potere, una forza; quella del fare e dell’esserci, che io esercito contro l’immobilita’ e la rinuncia, derivanti dal credere che ormai e’ tutto perduto, tutto truccato e resta solo da rassegnarsi.
Questo vogliono, la nostra rassegnazione, la nostra implosione ma allora io attuo il mio diritto, che e’ la mia forza, e anche fosse solo idealmente, contrappongo un’azione opposta e contraria che, alla lunga, e in unita’ di intenti con altri come me, non puo’ non produrre esiti positivi.
Uniamoci nel desiderio di essere noi in prmis il cambiamento che vogliamo vedere, invogliamo i rassegnatari a votare, ricominciamo a parlare, scambiamoci un’idea di come vorremmo che fosse la nostra Italia, per favore non muoriamo desolati suicidando le nostre forze che, per fortuna e diversamente da quanto vogliono farci credere, sono illimitate!!!
Roma, il 23 Febbraio, 2018
Rossella Pompeo

“E ripeto: non sono..”

“E ripeto: non sono il vostro flauto,
non sono un giocattolo,
non sono fegato né milza,
né cuore, né cervello.”
Elena Schwarz ripeteva incessantemente nella mia mentre mentre la bisaccia delle sue adorate stelle rifulgeva immensa come una fontana brilla sull’abisso dell’anima e noi avevamo parlato per l’appunto della milza proprio poco prima e, proprio quella stessa sera. La mia milza che, dopo avermi V. condotta facendomi strada verso un tabacchi, e introdotta all’interno con un fare premuroso, avevo con mia meraviglia avvertito dolorante, avviandomi a rientrare verso casa. Sai quel doloretto che ti arriva fastidioso al lato sinistro del corpo e batte come una fitta batte insistentemente? proprio come quando sei piccolo e hai corso tantissimo divertendoti nell’immenso spazio verde di un parco giochi e sei sudato e quel dolore e’ li’ che urla rabbioso? mentre il cuore ti palpita impazzito? sara’ forse la milza? la stessa che si usa dar da mangiare ai gatti? E V. l’ ha tolta la sua, e me lo ha raccontato meravigliandosi di parlarne con qualcuno come mai prima d’ora. E sai la milza a cosa serve? mi interroga da diligente docente quale e’ ma io no, che non lo so. A coagulare il sangue e infatti prima dell’intervento le piccole lesioni infertemi col rasoio usato per radermi, producevano sangue a non finire….e percio’ la cura fu quella di prendere un’aspirina al giorno. E dunque “non sono fegato milza cuore ne’ cervello” ma una donna che riscopre un lato del corpo, quello sinistro, quello del femminile che addormentato, risvegliatosi freme e frigna come un bimbo sano e salvo appena giunto al mondo.
Rossella Pompeo
Roma, il 6 febbraio 2018

Poesia sin fin

“Poesia sin fin” urgentemente e prepotentemente distante dalla realta’, non e’ un film nel classico modo in cui lo si intende ma qualcosa che afferma e nega se stesso allo stesso tempo ed e’ la’ precisamente che risiede la sua forza. Termina non lasciandoti nulla eppure e’ stato presente con elegia e coinvolgendoti per ben due ore ma attivando qualcosa d’altro denominato stupore, incanto, come l’inesauribile forza e calore che promana da una candela che, una volta accesa, ti fa domandare come, come sia possibiile si verifichi un simile fenomeno? Per mano di quale divinita’ una tale magia chiamata fuoco si produce?
“Poesia sin fin” apre interrogativi spalanca occhi con la gravita’ legata ai fatti; e’ duro e atrocemente dolce e reale nella sua irrealta’ e’ pieno di amore cosi’ come appare che sia Jodorowsky, uomo capace di stupire incendiando l’istante per in seguito scomparirsene, come per effetto di un gioco di prestigio.
E’ lui un mago? E “Poesia sin fin” non e’ forse la vita stessa per chi sa coglierla nell’essenza, spogliarla, rischiarsela e amarla pur nella sua imperfetta funzionalita’?

La visione della pellicola in lingua originale ha suscitato la scrittura di questi versi in spagnolo, mia antica e mai sopita passione risalente agli anni del Liceo Linguistico.

Yo estaba discurriendo
con el fuego y
me encantava su voz
roja y demoniaca
como si el
fuego me dijo
perdona tu fuerza
apprecias y pides
sin esperar ninguna
respuesta
porque’ no hay mayor
fuerza que la
capacidad de vivir
plenamente dejando
de lado al pensamento
Rossella Pompeo,
Roma il 10 Febbraio, 2018
@ross’sphoto

Notre année

J’aimerai ta maison
Chacune de ses pierres
Aime amour ma maison
Car j’aimerai la tienne

Nous sommes dans notre maison
Et nous sommes dans notre chambre
La maison est dans notre chambre
La maison est dans la forêt
Et nous marchons dans la forêt
Et je m’appuie sur ton épaule

Le jour entre deux arbres
Est le plus beau des arbres
Entre mains rayonnantes
La plus franche des mains

Nous n’avons qu’une bouche
À fleur de notre amour
Pour vivre pour mourir
Pour chanter et renaître
Dans le plus vieux brasier

Janvier un premier baiser
Janvier tous les mois sont beaux
Mai boucle une barque molle
Le duvet d’une veilleuse
La réponse vient de près
Les ailes retrouvent l’arbre
Et les feuilles le nuage
Chaque fleur a son soleil
Chaque visage est en fleur

Silence vertu d’automne
Silence le chant s’oublie
Et les cloches de la neige
Sonnent Décembre secret
Tu me donnes du courage
Avec toi l’année est belle
Ma bouche des quatre souffles
Fortune des éléments

Nous garderons pour cette année
La résistance de l’enfance
La nudité de la verdure
La nudité de tes yeux clairs
Et sous tes lèvres entr’ouvertes tes seins clairs
Montre tes seins ma révélée
Impose aux autres ton bonheur
Ces deux minutes d’eau claire
Retenues sur la pente et creusant leur éclat

Dans l’ombre je remue à peine
Assez pour dessiner le ciel
Assez pour recueillir les oiseaux du plaisir
Les oiseaux la caresse au joli ventre doux
Les oiseaux la caresse aiguë comme un serpent

Douce et dure bien-aimée
Comme un roc couvert de mousse

Comme un roc et comme un coq
Une mine de lumière
Un coq comme un incendie
Ni d’hier ni d’aujourd’hui
Un mouvement de couleurs
La lumière foudroyante

Désordre du temps passé
Moi pour dissiper la nuit
J’ai risqué tout mon sommeil
Contre un grand rêve et l’éveil
D’entre les vivants d’hier
D’entre les morts de demain.
Paul Éluard
@ross’sphotos

Avrei potuto

Avrei potuto tralasciare
il verso o fraintenderne
il senso dissociarlo
spegnerne la sonorita’
deufraudarlo
incompiuta allora priva
tuttora sarei di un potere che
mi abita nonostante il mio
volere
Rossella Pompeo, Roma
il 23 Gennaio 2018
*
I could have left out
the verse or misunderstanding
the sense dissociate it
turn off the sound
wring it
Me, unfinished then deprived
I would be of a power that
lives in me in spite of my
want
Rossella Pompeo

Eri restata

Eri restata dolce nota di piano
lusinga freccia miele
bocciolo innevato poi fiore luminoso

Eri restata pervasa dai candidi gigli
nel bianco del bianco eri la sposa
silente e austera gioiosa e sincera

Eri restata avvolta dall’incanto
pura come pure le labbra han
sussurrato e sussureranno i felici

Ti amo adagio senza
voltarsi agli anni
Rossella Pompeo
Roma, Febbraio 2018

Io celebro la notte

E’ trascorso qualche anno, due, per l’esattezza, da quel Festival: “Entropia” tenutosi a Roma presso l’Ex Mattatoio di Testaccio e soltanto oggi ne ricevo il ricordo! La foto è di Dino Ignani e io sono intenta a leggere: “Io celebro la notte” non scritta per l’occasione ma scelta per festeggiare la poesia in una delle serate romane di fine agosto. Lunga fu l’attesa di salire su quel palco immenso e prepotente(mente) maestoso e io non degna del nome rock star come coloro che presumibilmente ne sono ospitati. Ho fatto del mio meglio e la luna ha illuminato tutti i poeti presenti a attendere ciascuno il suo turno e così io attendevo e conoscevo un poeta, un romanziere, un uomo affascinante e essenziale per non dire fondamentale della poesia visto il ruolo che ha avuto nel permettere a noi italiani di conoscere l’unica più alta e inarrivabile, lei, Emily Dickinson essendone il traduttore e lo scopritore, lui, Silvio Raffo.

Ho amabilmente parlato e ricevuto i complimenti a “Io celebro la notte” (da lui considerata precisa e essenziale al pari di una poesia inglese) lui,uomo elegante e ineguagliabile, nello stile nel parlare nell’essere, in presenza del quale si è improvvisamente catapultati in un’atmosfera di altri tempi, quelli della raffinatezza, del bello, della gentilezza, dell’inimitabile savoir faire.

Daniela Rampa, moglie del grande Vito Riviello era con noi e mi suggerì di chiedere a  Silvio Raffo di tradurla in inglese e è ciò che ho fatto ma aspetto ancora!

Con vero piacere ripropongo qui quella poesia scritta in una notte insonne e lunga tanto quanto basta a dire addio a un amore dolorosissimo e insidioso che non si decideva a abbandonare il mio cuore il mio animo la mia vita rendendoli tristi e annaspanti. Esprimo un saluto gridandolo affinché lo possa sentire, a colui che ormai non è più con noi ma che è stato tra i più grandi animatori della cultura romana: Simone Carella e infine il mio grazie è rivolto come sempre e mai scontatamente a VOI miei lettori adorati!