Se

Se nel corpo entra

l’angelo

il tulipano fiorisce

di giallo

Se nel corpo entra

l’angelo

non cesserà

d’esserci il sole

Se nel corpo entra

l’angelo

ogni fessura

sarà occhio

Se nel corpo entra

l’angelo

il prato sarà

continuamente irrigato

Se nel corpo entra

l’angelo

purificherà donando

renderà unici

Se nel mio corpo

entra l’angleo

come ogni giorno

lascio che sia

Sarò incalpestabile distesa

ruscello ininterrotto

margherita dalla corolla

luminosa

Fluirò nell’aria

sarò imprendibile

perdonerò senza sosta

A M E R O’

Rossella Pompeo

*

IF

If in the body enters

the angel

the tulip blooms

of yellow

If in the body enters

the angel

it will not cease

to be the sun

If in the body enters

the angel

every slit

will be eye

If in the body enters

the angel

the lawn will be

continuously irrigated

If in the body enters

the angel

it will purify donating

it will make unique

If in my body

the angel enters

like every day

I let it be
I will be exaggerated expanse

uninterrupted stream

daisy with a bright

corolla

I will flow in the air

I will be unmanageable

I will forgive uninterruptedly

I W I L L  L O V E

Rossella Pompeo

LUIGI MALERBA, A UN SOFFIO DALL’INFINITO

Le parole di Luigi Malerba entrarono in casa mia, o meglio in quella di mia mamma, in una veste alquanto altezzosa e apparendomi rilegate in una preziosa e pregiata edizione in pelle e di colore rosso; con il nome del loro autore, altrettanto notabile, perché inciso sulla copertina in caratteri dorati.

Non erano le parole di Malerba le sole che scoprivo perché in loro compagnia c’erano anche quelle di Dostoevskij e delle sue “Notti bianche” de “La pelle” di Curzio Malaparte,  o quelle di “Ferito a morte” di Raffaele La Capria, insieme a altri stimati scrittori italiani e molti che forse sono e resteranno ancora a me ignoti. L’edizione era presumibilmente di quelle che mia mamma pagava forse a rate, come era d’uso un tempo o forse no: acquistati tutti e in una volta i volumi e per sempre ma non credo che’, mia mamma, e questo lo avrei scoperto negli anni della mia crescita, aveva una predilezione per i pagamenti rateali; tanto in voga negli anni ottanta. Anche se i soldi li aveva, era, come dire, cautezza la sua?

Accanto ai libri acquistati a rate c’erano l’aspirapolvere Folletto, per dirne una, o ancora i prodotti della Stanhome ma forse quelli no, non erano rateizzabili. Comunque quello dei libri di cui mia madre amava tanto ornare gli scaffali delle librerie della casa, era un dono preziosissimo al quale ho fatto ricorso più che spesso: sempre. Del resto per lei erano soprattutto elementi di arredo perché in verità non l’ho mai scoperta intenta a leggerne uno dei tanti.

Oltre a quei numerosissimi volumi tutti in serie e uguali, rivestiti di rossa pelle delle Edizioni Bompiani, c’erano i libroni più grandi e più pesanti per me che bambina ci ficcavo il naso dentro, e erano altrettanto interessanti ma, di più facile approccio essendo libri di fotografie etniche dedicati cioè allo studio delle popolazioni di tutto il mondo. E scoprivo volti tatuati e lobi di orecchie lunghissimi e foratissimi sui quali penzolavano orecchini e collane colorate e insolite. Questi volumi, immagino, venissero regalati come premio per l’aver compiuto una spesa più grande e più ingente di denaro almeno, spesso accadeva così.

E Luigi Malerba lo conobbi un po’ meglio leggendone “Il serpente” o “Il pataffio” riscoprendone adulta le parole ogni qual volta mi recassi per le vacanze estive o invernali da mia mamma. Inconsapevolmente lei, ha concorso a alimentare quella immane curiosità che mi ha sempre spinta verso i libri, ciascun libro potessero i miei occhi incontrare. Ecco una delle tante motivazioni per cui non scelsi di studiare Lettere bensì Giurisprudenza. Avrei finito con il leggere libri imposti e non libri autonomamente scelti e mi sarei ridotta a odiarle quelle letture obbligate come era accaduto con quelle della scuola superiore.

Ma Malerba mi aveva affascinata e stasera, in occasione della presentazione del Meridiano Mondadori dedicato a parte della sua opera, ho potuto riassaporare vecchi ricordi e sensazioni ormai svanite. Sentirne parlare da Ermanno Cavazzoni che ne ha sottolineato la pregnante comicità, importante e determinante come di buona parte della nostra letteratura italiana a partire dal Decamerone o dallo stesso Dante. Quella comicità usata per accelerare i tempi; quell’apparire di Malerba come di un essere “sghembo” qualcuno che ama superare confini e definizioni e rendersi per l’appunto fuori da ogni schema stilistico, come lo ha bene definito Elisabetta Rasy parlandoci di lui come di una persona amica, che intervistò più volte, e che amava il Medioevo e appariva riluttante nei confronti della modernità. Quel Medioevo a misura d’uomo che si sarebbero divisi in due, lui e Umberto Eco, come ci ha poi svelato, a fine serata, Paolo Mauri e quella consapevolezza dell’immanenza di un infinito che lo avrebbe portato a definire la realtà come una pura finzione, ispirandosi più che a un principio di realtà, agli effetti da essa prodotti, secondo quanto scritto da Malerba e lettoci con fervente stupore da Raffaele Manica presente insieme a Andrea Cortellessa il quale, conobbe Malerba in occasione della scrittura di un libro dedicato a Beckett e per il quale lo intervistò.

Le parole di Malerba, nella sua nuova veste sempre sì di pelle ma stavolta blu e non rossa perché contenute nel Meridiano Mondadori, continueranno a accompagnarmi insieme a un altro importante libro a lui dedicato ma che comprai autonomamente perché adulta e che perciò appare fra i libri della mia personale libreria: “Parole al vento” edito Manni Editori, curato da Giovanna, sua figlia e che avevo dimenticato di possedere.

Da “Parole al vento” leggo qualcosa di quanto mai attuale e necessario gridare a ogni intellettuale contemporaneo: “Personalmente penso che uno scrittore deve stare sempre all’opposizione: nel senso di contribuire alla coscienza critica della società nella quale vive […] Lo scrittore proprio perché non viene quasi mai ammesso negli organismi del potere, può esercitare con assoluta libertà e indipendenza le sue capacità di persuasione. Purtroppo è successo troppe volte che, nei momenti in cui sarebbe più utile il suo intervento, lo scrittore si defila e tace o, peggio ancora, si schiera con i più forti. L’individuo può essere vile ma la cosa più importante è che il conformismo o la viltà non guastino la sua opera. Gadda era un uomo pavido e politicamente reazionario, ma nei suoi libri era straordinariamente coraggioso, perfino violento. Ed è questo che conta. Ezra Pound e Céline hanno assunto in politica atteggiamenti riprovevoli, ma vanno giudicati come scrittori.”

Insomma i libri sono incontri che fai senza ricercarli, incontri che dischiudono meraviglia e stupore, incontri che ti aprono porte e accendono realtà, incontri, come quello di stasera, conclusosi con un altrettanto e inaspettata sorpresa: salire sull’autobus e ricevere un accogliente buonasera dall’autista. E non così perché proprio e solo con me, e proprio in quell’istante lì, in piazza di Torre Argentina gli andava; no, perché lui, l’autista ha salutato ognuno dei passeggeri che dalla mia salita in poi si è succeduto entrando dalla porta accanto al suo sedile dal quale ha detto a ognuno ripetendolo senza stancarsene: buonasera buonasera buonasera. E infine, meraviglia delle meraviglie, vedere un passeggero scendere appositamente dalla porta anteriore accanto all’autista, per dirgli: buonasera e grazie della sua educazione!

Sono restata sbalordita dall’inizio al termine del viaggio, non trovate sia stupefacente?

E che dire ancora dell’insolito incontro fatto dopo, al mio rientro a San Lorenzo, al Carrefour che resta aperto ininterrottamente anche di notte, con due giovani uomini arabi che già da un po’ avevo notato fermi davanti all’angolo degli ortaggi prima e della marmellata dopo, a deciderne insieme  il gusto e quindi fermi a fare la fila prima delle casse. Che dire di loro che continuavo a guardare con la coda dell’occhio ricordandomi della mia borsa priva di cerniera, pronta a accertarmi che il portafoglio ci fosse ancora, che dire; che direste voi se vedeste che, a un certo punto, uno dei due pronto a pagare i suoi prodotti, fa un gesto alla ragazzina che lo succede di passargli tutto ciò che lei regge a stento fra le mani, perché ha deciso che glielo pagherà?

E la ragazzina romana acconsente, mentre il fratellino sbarbatello con la pettinatura com’è di moda ora, dal ciuffo all’indietro leccato di gel, rasato dalle tempie alla nuca e con al lobo l’orecchino a punta di diamante, se la ride nascostamente, aggrappandosi al braccio di lei, felice come una pasqua.

Grazie Luigi Malerba e soprattutto grazie alle sue splendide donne: Anna Lapenna e Giovanna Bonardi!

Rossella Pompeo  Roma, il 26 Aprile, 2017

In between

Quale effetto produce il cinema su noi? sullo spettatore che si addentra nel buio a conoscere qualcosa che non sa e che se ne andrà forse accompagnato da suoni e sensazioni che non dimenticherà? spesso mi capita di dire arrivederci a quel buio portandomene addosso i rumori, le parole con i loro accenti e di sentirmeli tanto vicini come fossi divenuta parte anche io di quel set di quella realtà nuova più vasta e straniante. Non mi capita con tutti i film ma con questo sì ed è allora che capisco tutta l’importanza per noi che vogliamo ancora sognare, della ritualità di cui il cinema è intriso.

*

What effect does cinema make on us? On the spectator who goes into the darkness to know something he does not know taking away with him sounds and feelings that he will perhaps never forget? I often say hello to that darkness bringing with me the noises, the words with their accents, and hearing them as close as I have become part of that set of that new, wider and strange reality. It does not happen to me with all the movies but with this yes and that is the occasion I understand all the importance for us who want still to dream, the rituality of which cinema is intruded.

The sad land

The first was the
root
the first born as
soon as the
light had
heated the
land
The first was the
root
ticked with the
first moon
she had sucked up
till to dry up
every drop
The first born was the
root
remained accomplice of the
soil
long time only she and
he
the sad land
reborn
And she, the first born
she, the root
had profited roots
over roots
tangled tangles
of boundless roots births
from the first born
she, the
root

Rossella Pompeo

Buona giornata mondiale della terra a tutti!

La prima era la
radice
la prima nata non
appena la
luce aveva
riscaldato la
terra

La prima era la
radice
spuntata con la
prima luna
aveva risucchiato fino
a prosciugare
ogni goccia

La prima nata era la
radice
restata complice del
suolo
lungo tempo solo lei e
lui
la terra triste
rinasceva

E lei, la prima nata
lei, la radice
aveva profuso radici
su radici
grovigli aggrovigliati
di radici sconfinate
tutte le radici
infinite partorite
dalla prima nata
lei, la
radice

*

The first was the

root

the first born as

soon as the

light had

heated the

land

 

The first was the

root

ticked with the

first moon

she had sucked up

till to dry up

every drop

 

The first born was the

root

remained accomplice of the

soil

long time only she and

he

the sad land

reborn

 

And she, the first born

she, the root

had profited roots

over roots

tangled tangles

of boundless roots births

from the first born

she, the

root

Rossella Pompeo

THE WOMAN WHO GREW TREES

THE WOMAN WHO GREW TREES

Chronicles of a novel

2

Retrace the sensory range of emotions appropriate to affect other eyes and other emotions through words.

Those little, seemingly harmless, defenseless: snails, bearing inside piles of rubble, slag of stories that have participated in the creation of sweet or sad words or words that in turn destroy.

But words entirely fertilizing and especially never alone but always in chorus together and never dissociated.

The word does not know apathy, detachment, loneliness that becomes isolating. It is always part of a larger organism.

It is necessarily participatory. So, cheers to the word!

And so word by word, chapter by chapter, end by end: a beginning: the search for a publisher, a suitable editorial office.

And attempts and appanages of truth and attempts and successful; life second always life although silent in it’s written words on unvoiced pages although intimately known within the moment to a special few: writer, publisher; writer, publishers.

The number of attempts progresses, the number of responses, likely successful, comes forward until: the answer but first an answer that forced to groped and even groped before giving up because there are publishers and publishers!

And so publisher by publisher the journey of the unknown words in search of fame extends.

The minimum time for this trip is said done it’s a year. And often indeed more than often we must thank those words that one day began to flourish on the pages up to multiply for an indefinite time; but not, defined to determine a birth: the novel.

Words to thank, therefore, if, in the meantime, waiting they make you able to perform at least a trip, this time true, not in the Italy of your novel, but in real life.

And ‘ so that I discover Palermo….

[To be continued….]

“THE WOMAN WHO GREW THE TREES” Chronicles of a novel 3 will be soon online, bie!

 Chronicles of a novel 1 – Cronache di un romanzo di imminente pubblicazione 1

 Chronicles of a novel 3 – Cronache di un romanzo di imminente pubblicazione 3

 Chronicles of a novel 4 – Cronache di un romanzo di imminente pubblicazione 4

Chronicles of a novel 5 – Cronache di un romanzo di imminente pubblicazione 5

 

Prendi il mio corpo

Buongio a tutti!!! Che il sole illumini i nostri bui e li renda i nostri amici più preziosi! A tutte le persone speciali che mi sono vicine nel silenzio!

Prendi il mio corpo

come amore lo prende

cauto ladro infinitamente dolce

Prendi il mio corpo

come amore lo prende

nutrilo scoprilo desideroso

delle tue mani attente

mani avvolte da purezza

ora caute ora ladre

Prendi il mio corpo

come amore lo prende

il mio corpo ora non più mio

solo mio

*

I nostri corpi giunti

le dita steli intrisi di rugiada

iris negli occhi blu sapori di nuvole

di vento soffiato fra capelli spighe

di campi rigogliosi di vita

di golose guance rossastre di fervide labbra

fragole di miele e sale petali zuccherini

saranno medicina per noi affamati amanti

affamati attenti affamati lottatori

e tu

tu cibati di

ibiscus bacche anemoni e poi viole

addentrati in ardenti alveari – scoprimi

verdeggiante di alberi – foreste australi

nell’umido tonfo risacche di baci dimenticati

salive di ruscelli di acque limpide gelide

cadere a cascate fluire libere cristalline

in picchiata rigettarsi dove tu dove io

dove tu dove io insieme

humus

terra

vitale forza

insieme forza vitale

dove tu dove io insieme

domani

18 gennaio 2015 Rossella Pompeo

La donna che faceva crescere gli alberi

La donna che faceva crescere gli alberi ….

Da una vita all’altra, da una città all’altra, saranno gli alberi, le piante, i loro fiori che genereranno una foresta di anime dietro i cui destini ci perderemo, ritrovando forse, il nostro presente e intuendo il nostro futuro!

LA DONNA CHE FACEVA CRESCERE GLI ALBERI

Il rosmarino è

– Il rosmarino è una delle pianticelle principali del solstizio d’estate e, se si pone dell’acqua in un catino, unendola a foglie e fiori di ruta, lavanda e iperico, e la si espone alle radiazioni cosmiche della notte prodigiosa, si ottiene una guazza fatata che aumenterà la fecondità e la buona salute difendendo dai malefizi. […]

Brano tratto da: “La donna che faceva crescere gli alberi”

La donna che faceva crescere gli alberi vi augura una buona domenica!

LA DONNA CHE FACEVA CRESCERE GLI ALBERI

Io sono il fiore

Io sono il fiore e
sono l’amore

tu l’acqua che diviene
ghiaccio e allora

io
desertifico e

i miei alberi
rinsecchiscono

Tu sei l’acqua e
sei il seme

ghiacciato talvolta
divieni distante

un ruscello senza
più voce

Io sono il fiore e
sono l’amore

i petali raggi austeri
la corolla ampolla

saporita
lo stelo corpo verde volteggia

si destreggia fra
le tue mani nubi

candide nubi altere
nubi passeggere
Rossella, Roma il 26 Febbraio 2017

GRAZIE a chi vorrà esserci

Perché pensate davvero che l’aria di Roma Est non sia la stessa di Roma Sud o di Roma Nord?! E che Roma Est, la “PERIFERIA” non sia più Roma e perciò da abbandonare?!?!
Sembrerebbe il nostro Paese essere segnato da un’orrenda predestinazione essendo ben 4 i poteri corrotti da cui è amministrato influenzato offeso:
MAFIA
‘NDRANGHETA
SACRA CORONA UNITA
CAMORRA
ma ce n’è un 5’ fortunatamente:
Il POPOLO ma è ora CHE SI SVEGLI!!!!!
Siateci ad affermare che noi siamo più forti di tutte le mafie e le politiche dei corrotti!!!!

Mentre la terra piange

Il petrolio di cui lei mi parlava
il distributore ENI, le autocisterne 2 di giorno 5 di notte
i pompaggi
le ipotetiche e sperate bonifiche
l’aspiraggio
e stavo male
e io non faccio che stare male
che sentire di respirare e
respirare quell’oro nero
sotto il naso dentro il naso
e provare
nausea

E’ in corso un disastro ambientale
ci stanno sporcando
ci hanno sporcati
ci stanno uccidendo
uccidendo il parco
Parco Archeologico di Centocelle
uccidono
NOI

Rossella per il PAC – Parco Archeologico di Centocelle
Roma, il 24 febbraio 2017

Mentre la terra piange

Prego perché
dal cuore le viscere
inondino beatamente
le terre inoperose

Prego perché
il più speditamente che
sia possibile
si apra un varco

Si schiuda la porta
da cui
insospettati
esseri angelici svelino

L’impensato

*

E’ da qui
da questo angolo
di coltre fumosa

E’ da qui
da questa imperiosa
necessità

E’ da qui
da dove parlavano
gli alberi

Da dove hanno
gioiosi parlato

E’ da qui che
c’è il ripristino
de

L’inizio

Rossella Pompeo Roma, il 14 Febbraio 2017
Per il PAC Parco Archeologico di Centocelle

La donna che faceva crescere gli alberi

Sono lieta di invitarvi mercoledì 8 febbraio alle 18:30 alla presentazione del mio romanzo “La donna che faceva crescere gli alberi” alla Casetta Rossa a Roma in Via Giovanni Battista Magnaghi, 14, a due passi dalla fermata della metro B Garbatella.

Interverranno Vittorio Bonanni, Giorgio Galli e Luigi Di Paola. Le letture saranno di Giovanni Prosperi e di Rossella Pompeo.

Il magico suono della cetra suonata da Cristiana Citarista Lauri accompagnerà la voce di Rossella e di Giovanni in una camminata di parole e di note fra gli alberi che circondano la Casetta Rossa.

“Un romanzo molto significativo e originale.”
Giorgio Bárberi Squarotti

“La donna che faceva crescere gli alberi” è Lidia, l’anziana e a noi contemporanea protagonista. Oltre lei, ben numerosi personaggi si avvicendano in questo romanzo storico, la cui polifonia ci rammenta quella dei romanzi tolstoiani.
La morte della protagonista consentirà di compiere un viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio: la Seconda Guerra mondiale in Austrialia; l’Italia del Po degli anni ’60; la Sardegna e la Parigi anni ’70, sino ad arrivare nell’Africa dei Griots.
Il filo che legherà una vita all’altra, una città all’altra, saranno gli alberi, le piante, i loro fiori che genereranno una foresta di anime, dietro i cui destini ci perderemo, ritrovando forse, il nostro presente e intuendo il nostro futuro.

LA DONNA CHE FACEVA CRESCERE GLI ALBERI
CASETTA ROSSA

Torino, 30 dicembre 2016

Vorrei condividere con voi la gioia che la lettura di queste parole mi ha dato..

Cara e gentile signora, il suo romanzo è molto significativo e originale e l’ho letto con vero piacere. Spero che abbia molti lettori, come merita. Le sono grato del dono.
Le auguro un anno operoso e fruttuoso.

Con vivi saluti,

Giorgio Bárberi Squarotti

“La donna che faceva crescere gli alberi”

“La donna che faceva crescere gli alberi” sarà presentato fra un mese esatto, l’otto Febbraio, alle h18.30, presso la “Casetta Rossa SPA”. Siete tutti invitati!

CASETTA ROSSA, Via G.B. Magnaghi 14, ROMA

http://www.robinedizioni.it/nuovo/la-donna-che-faceva-crescere-gli-alberi
http://casettarossa.org/

“E’ solo la fine del mondo” ma nessuno lo saprà

“E’ solo la fine del mondo” ma nessuno lo saprà, almeno per il momento. Non c’è rabbia ma forza in lui. E’ la forza della rassegnazione ad accompagnare Louis, il protagonista, che si catapulta nel passato trascinando con sè la famiglia di origine. Uno psicodramma a dir poco commovente, coinvolgente a tratti struggente, fa rivivere ai protagonisti vecchi e mai risolti drammi famigliari.

Sorrentino inizia a riecheggiare nelle pellicole delle nuove generazioni, come fosse già un Fellini di antica memoria. Come nei film del regista partenopeo, qui la musica irrompe esplodendo ad un volume inconsueto per interrompere la narrazione e stupire, catapultando in un mondo surreale o quanto meno sognato, come accade a Louis.

A ciò Dolan come Sorrentino, unisce un tempo di ripresa rallentato e inquadrature dal basso come quelle usate per inquadrare il plaid, in ricordo degli antichi pic-nic di famiglia, che vola nel cielo quasi a volerlo sfiorare e che ricordano la scena della pallavolista ne “L’amico di famiglia”.

Sorrentino ci ha saputo sorprendere inoltre con un gatto bianco e sornione e lussureggiante che appare nel film “Il divo”e Dolan facendo sbattere un cuculo, casualmente inseritosi nella scena finale, da una parete all’altra dello stretto corridoio domestico, in un andirivieni disorientato e disorientante, scandito dal suono di un orologio a cucù dal quale parrebbe presumibilmente uscitosene, a voler preannunciare appunto, la fine; morendosene a terra dopo i vari schianti, lasciando per sempre al pari del protagonista Louis, il suo nido.

Non aveva usato Sorrentino il gatto per introdurre quella che per Andreotti era sì la sua settima, ma ultima elezione alla Presidenza del Consiglio?

Di Sorrentino mi bastò vedere L’amico di famiglia e Il divo per intuire che non c’era più nient’altro che i suoi film avrebbero saputo dirmi; le sue scene ad effetto viste una volta sarebbero risultate scontate mentre Dolan ha i contenuti, la costruzione dei dialoghi, l’emotività che fa vibrare la trama ma c’è un perché, il film è stato tratto infatti da una pièce del 1990 di Jean-Luc Lagarce, drammaturgo francese morto di AIDS nel 1995 (in Francia i suoi drammi sono i più portati in scena dopo quelli di Molière).

Rossella – Roma, l’11 Dicembre 2016

Per tutte le donne del mondo

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Per tutte le donne del mondo. Per ogni donna del mondo malmenata abusata abbrutita usurpata. Accecata. Per tutte le donne ferite mortalmente. Alle donne, a tutte; alle loro ferite alle loro lacrime versate ininterrotte. A tutte le donne miseramente disprezzate cui ogni radice di bene è stata estirpata a quelle senza più mani né braccia per difendersi; alle donne dalla coscienza che riluceva pura e che ora appare torbida e inquinata malgrado la loro forza malgrado le grida interiori la loro inerzia le tiene in ostaggio e sono indifese così tanto da non ricordarsi più nemmeno il nome che portano, così assai disprezzate e moralmente uccise. A tutte le donne, a tutte quelle che piangono continuamente piangono ad un pianto ininterrotto affidano un dolore perpetuo al quale parrebbe non esserci alcun rimedio. E lacrime su lacrime solcano guance come cieli dai quali le piogge corrono a fiumi e le gocce ogni singola goccia d’ogni singola lacrima è dorata è d’oro è oro ogni infinitesimale istante di vita che si perde per allontanarsi da una realtà che non si vorrebbe mai augurare a qualcuno di conoscere. Ad un pianto perpetuo che non vuol cessare alle donne tutte affinché il loro il nostro pianto si trasformi in forza in coraggio in azione indomita e esemplare! Ross 12 dicembre 2016

La donna che faceva crescere gli alberi

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Per gli acquisti natalizi, per chi ha voglia di donarsi o di donare un regalo speciale “La donna che faceva crescere gli alberi” presso tutte le librerie; presso Più Libri Più Liberi dal 7 all’11 dicembre, stand Robin E03 alla Fiera della Piccola e media editoria Palazzo dei Congressi dell’Eur (Piazzale Kennedy, 1) o in e-book.

http://www.robinedizioni.it/nuovo/la-donna-che-faceva-crescere-gli-alberi

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Il faggio e Il leccio

 

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Il faggio e
Il leccio

Ci saranno
Testimoni

Confideremo loro
Il nostro desiderio

Come, non lo
Ricordi più?

E’ antico come noi
Lo siamo

E’ antico come
Antiche sono

Le radici dell’amore
Partorito dalla Dea
dell’Acqua

Abbandonato sulla
Riva, di lì

Rubato da un
Gabbiano

Volato dove
Dove è volato

Il nostro vostro
Amore?

Sui pendii dei monti
Fra le cime di rami
Sussurranti e alteri

Alle pendici del vulcano
Fra le foglie del pistacchio

Fra lava e magma
Ha sedimentato un sogno

Ha atteso che
Ci si rincontrasse

Roma, il 4 dicembre 2016

Rossella Pompeo

Ciel empereur

Con il vivo auspicio che in Austria l’ecologia salga al potere

Ciel empereur, poesia tratta da: “Une idée de la vie”

http://irisnews.net/rossella-pompeo-une-idee-de-la-vie-unidea-della-vita/

Ciel de Vienne
Ciel de nuages sereins couleur pastel
De gracieux papillons volètent avec joie

Ciel de Vienne
De tes plumes jaunissent les genêts refleurissent
Les amours naissent sur Terre parmi nous et font rajeunir

Ciel de Vienne
Orné d’une paix austère tu ne nous donnes pas tes cris
Tu es le petit morceau d’un chemin infini

Ciel de Vienne
Là-bas l’Europe s’obscurcit
Mais ton regard est bienveillant tu ne mens pas

Ciel de Vienne
Tes plumes tes yeux tes soupirs brunissent au soleil
Tu t’est fait tout d’or et toi dévisage notre regard avec noblesse

Ciel de Vienne
Tu danses une douce valse
Imagine-toi la vie qui se déroule sous nos pas
La lenteur qui nous conduit vers l’au-delà

Ciel de Vienne
Tu n’as pas l’air romain son mouvement son abîme
mais une couleur dont l’azur
A l’élégance de l’impératrice

Poésie écrite à Vienne, juillet 2013

http://irisnews.net/rossella-pompeo-une-idee-de-la-vie-unidea-della-vita/

 

E il seme del nostro amore

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E il seme del nostro amore, quello
è stato messo a dimora?

Gli hai scavato una buca
la più bella?

Hai piantato i nostri baci?
Gli hai soffiato sopra della terra?

L’hai pigiata ben bene perché
li protegga col suo caldo cuore?

E l’acqua, a gocce a sfere illuminate
gli hai elargito come elargirai i
baci i tuoi a mille sulla mia pelle?

Le lune i soli lo veglieranno
il nostro amore così
tanto simile a un fiore

Roma, il 29 novembre 2016

Rossella Pompeo

L’Autre quotidien, Nuit & Jour ospita:

LA FEMME QUI FAISAIT POUSSER LES ARBRES

http://www.nuitetjour.xyz/

«La femme qui faisait pousser les arbres » est Lidia, une vieille femme, notre contemporaine. Bien d’autres personnages se succèdent dans ce roman historique dont la construction polyphonique rappelle celle des romans de Tolstoï.

La mort de l’héroïne permettra de voyager à rebours dans le temps et dans l’espace : la Seconde Guerre mondiale en Australie ; l’Italie de la vallée du Po des années 60 ; la Sardaigne et le Paris des années 70, jusqu’à l’Afrique des Wolof.

Un fil relie une existence à l’autre, une ville à l’autre : les arbres, les plantes et leurs fleurs, générant une forêt d’âmes, de destins où nous nous égarerons, retrouvant peut-être notre présent et devinant notre avenir.

«[…] Elle déplaçait vivement ses mains dans les branches rétives, promptes à les conduire, agiles à les élaguer : elle ne pouvait se permettre la moindre erreur. Ses gestes précis et énergiques étaient dépourvus de la bienveillance que montrent parfois les mères pour faciliter un devoir, ils n’étaient conduits que par le respect de règles apprises, cachées sous des années de floraisons et de flétrissements ».

http://www.nuitetjour.xyz/
http://www.robinedizioni.it/nuovo/la-donna-che-faceva-crescere-gli-alberi