GRAZIE a chi vorrà esserci

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Perché pensate davvero che l’aria di Roma Est non sia la stessa di Roma Sud o di Roma Nord?! E che Roma Est, la “PERIFERIA” non sia più Roma e perciò da abbandonare?!?!
Sembrerebbe il nostro Paese essere segnato da un’orrenda predestinazione essendo ben 4 i poteri corrotti da cui è amministrato influenzato offeso:
MAFIA
‘NDRANGHETA
SACRA CORONA UNITA
CAMORRA
ma ce n’è un 5’ fortunatamente:
Il POPOLO ma è ora CHE SI SVEGLI!!!!!
Siateci ad affermare che noi siamo più forti di tutte le mafie e le politiche dei corrotti!!!!

Mentre la terra piange

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Il petrolio di cui lei mi parlava
il distributore ENI, le autocisterne 2 di giorno 5 di notte
i pompaggi
le ipotetiche e sperate bonifiche
l’aspiraggio
e stavo male
e io non faccio che stare male
che sentire di respirare e
respirare quell’oro nero
sotto il naso dentro il naso
e provare
nausea

E’ in corso un disastro ambientale
ci stanno sporcando
ci hanno sporcati
ci stanno uccidendo
uccidendo il parco
Parco Archeologico di Centocelle
uccidono
NOI

Rossella per il PAC – Parco Archeologico di Centocelle
Roma, il 24 febbraio 2017

Mentre la terra piange

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Prego perché
dal cuore le viscere
inondino beatamente
le terre inoperose

Prego perché
il più speditamente che
sia possibile
si apra un varco

Si schiuda la porta
da cui
insospettati
esseri angelici svelino

L’impensato

*

E’ da qui
da questo angolo
di coltre fumosa

E’ da qui
da questa imperiosa
necessità

E’ da qui
da dove parlavano
gli alberi

Da dove hanno
gioiosi parlato

E’ da qui che
c’è il ripristino
de

L’inizio

Rossella Pompeo Roma, il 14 Febbraio 2017
Per il PAC Parco Archeologico di Centocelle

La donna che faceva crescere gli alberi

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Sono lieta di invitarvi mercoledì 8 febbraio alle 18:30 alla presentazione del mio romanzo “La donna che faceva crescere gli alberi” alla Casetta Rossa a Roma in Via Giovanni Battista Magnaghi, 14, a due passi dalla fermata della metro B Garbatella.

Interverranno Vittorio Bonanni, Giorgio Galli e Luigi Di Paola. Le letture saranno di Giovanni Prosperi e di Rossella Pompeo.

Il magico suono della cetra suonata da Cristiana Citarista Lauri accompagnerà la voce di Rossella e di Giovanni in una camminata di parole e di note fra gli alberi che circondano la Casetta Rossa.

“Un romanzo molto significativo e originale.”
Giorgio Bárberi Squarotti

“La donna che faceva crescere gli alberi” è Lidia, l’anziana e a noi contemporanea protagonista. Oltre lei, ben numerosi personaggi si avvicendano in questo romanzo storico, la cui polifonia ci rammenta quella dei romanzi tolstoiani.
La morte della protagonista consentirà di compiere un viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio: la Seconda Guerra mondiale in Austrialia; l’Italia del Po degli anni ’60; la Sardegna e la Parigi anni ’70, sino ad arrivare nell’Africa dei Griots.
Il filo che legherà una vita all’altra, una città all’altra, saranno gli alberi, le piante, i loro fiori che genereranno una foresta di anime, dietro i cui destini ci perderemo, ritrovando forse, il nostro presente e intuendo il nostro futuro.

http://www.robinedizioni.it/nuovo/la-donna-che-faceva-crescere-gli-alberi
http://casettarossa.org/

Torino, 30 dicembre 2016

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Vorrei condividere con voi la gioia che la lettura di queste parole mi ha dato..

Cara e gentile signora, il suo romanzo è molto significativo e originale e l’ho letto con vero piacere. Spero che abbia molti lettori, come merita. Le sono grato del dono.
Le auguro un anno operoso e fruttuoso.

Con vivi saluti,

Giorgio Bárberi Squarotti

“La donna che faceva crescere gli alberi”

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“La donna che faceva crescere gli alberi” sarà presentato fra un mese esatto, l’otto Febbraio, alle h18.30, presso la “Casetta Rossa SPA”. Siete tutti invitati!

CASETTA ROSSA, Via G.B. Magnaghi 14, ROMA

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http://casettarossa.org/

Gosho di capodanno

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Ho ricevuto un centinaio di mushimochi e una cesta di frutta. Il giorno di Capodanno segna il primo giorno, il primo mese, l’inizio dell’anno e l’inizio della primavera. La persona che celebra questo giorno accrescerà le sue virtù e sarà amata da tutti, come la luna diventa piena, muovendosi da occidente a oriente e il sole risplende più luminoso, avanzando da oriente a occidente.

Per prima cosa, alla domanda di dove si trovino esattamente l’inferno e il Budda, un sutra afferma che l’inferno si trova sotto terra e un altro dice che il Budda risiede a occidente. Ma, a un attento esame, risulta che entrambi esistono nel nostro corpo alto cinque piedi; questo dev’essere vero perché l’inferno è nel cuore di chi interiormente disprezza suo padre e trascura sua madre. È come il seme del loto che contiene al tempo stesso il fiore e il frutto. Anche il Budda dimora nei nostri cuori, così come dentro la pietra focaia esiste il fuoco e dentro le gemme esiste il valore. Noi persone comuni non possiamo vedere le nostre ciglia che sono vicine né i cieli che sono lontani. Ugualmente non capiamo che il Budda esiste nel nostro cuore. Tu potresti chiederti come il Budda possa risiedere dentro di noi se il nostro corpo, generato dallo sperma e dal sangue dei genitori, è la fonte dei tre veleni e la sede dei desideri carnali. Ma dopo ripetute riflessioni si comprende quanto ciò sia vero. Il puro fiore di loto sboccia dalla melma, il profumato sandalo cresce dalla terra, il grazioso bocciolo di ciliegio spunta dall’albero, la bella Yang Kuei-fei nacque dal ventre di una serva e la luna si alza da dietro le montagne e le rischiara. La sfortuna viene dalla bocca e ci rovina, la fortuna viene dal cuore e ci fa onore.

Il tuo cuore che desidera fare offerte al Sutra del Loto all’inizio del nuovo anno è come il fiore che sboccia dall’albero, come il loto che si schiude in uno stagno, come le foglie di sandalo che si aprono sulle Montagne Nevose o come la luna che comincia a sorgere. Adesso il Giappone, diventando nemico del Sutra del Loto, si è attirato la sfortuna da mille miglia lontano e, alla luce di questo, coloro che credono nel Sutra del Loto attireranno la fortuna da diecimila miglia lontano. L’ombra è proiettata dal corpo e, come l’ombra segue il corpo, la sfortuna colpirà il paese i cui abitanti sono nemici del Sutra del Loto. I seguaci del Sutra del Loto al contrario sono come il legno di sandalo con il suo profumo. Ti scriverò ancora.

Nichiren

Il quinto giorno del primo mese Risposta alla moglie di Omosu

CENNI STORICI – Nichiren Daishonin ha scritto questo Gosho alla signora Omosu, una devota credente, per ringraziarla dell’offerta di mushimochi all’inizio del nuovo anno. La signora Omosu era la sorella maggiore di Nanjo Tokimitsu e la moglie di Ishikawa Shimbei Sanetada, chiamato Omosu, dal nome del villaggio in cui era situata la sua proprietà, nel distretto di Fuji, nella provincia di Suruga.
Nella lettera il Daishonin espone con parole semplici e poetiche il principio del mutuo possesso dei Dieci mondi, rivelando che la Buddità e l’inferno esistono nella vita di ciascun individuo: una persona dal cuore pieno di odio sperimenta infatti il mondo d’inferno, mentre chi ha fede nel Sutra del Loto sperimenta il mondo di Buddità.

(Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 1008)

“E’ solo la fine del mondo” ma nessuno lo saprà

“E’ solo la fine del mondo” ma nessuno lo saprà, almeno per il momento. Non c’è rabbia ma forza in lui. E’ la forza della rassegnazione ad accompagnare Louis, il protagonista, che si catapulta nel passato trascinando con sè la famiglia di origine. Uno psicodramma a dir poco commovente, coinvolgente a tratti struggente, fa rivivere ai protagonisti vecchi e mai risolti drammi famigliari.

Sorrentino inizia a riecheggiare nelle pellicole delle nuove generazioni, come fosse già un Fellini di antica memoria. Come nei film del regista partenopeo, qui la musica irrompe esplodendo ad un volume inconsueto per interrompere la narrazione e stupire, catapultando in un mondo surreale o quanto meno sognato, come accade a Louis.

A ciò Dolan come Sorrentino, unisce un tempo di ripresa rallentato e inquadrature dal basso come quelle usate per inquadrare il plaid, in ricordo degli antichi pic-nic di famiglia, che vola nel cielo quasi a volerlo sfiorare e che ricordano la scena della pallavolista ne “L’amico di famiglia”.

Sorrentino ci ha saputo sorprendere inoltre con un gatto bianco e sornione e lussureggiante che appare nel film “Il divo”e Dolan facendo sbattere un cuculo, casualmente inseritosi nella scena finale, da una parete all’altra dello stretto corridoio domestico, in un andirivieni disorientato e disorientante, scandito dal suono di un orologio a cucù dal quale parrebbe presumibilmente uscitosene, a voler preannunciare appunto, la fine; morendosene a terra dopo i vari schianti, lasciando per sempre al pari del protagonista Louis, il suo nido.

Non aveva usato Sorrentino il gatto per introdurre quella che per Andreotti era sì la sua settima, ma ultima elezione alla Presidenza del Consiglio?

Di Sorrentino mi bastò vedere L’amico di famiglia e Il divo per intuire che non c’era più nient’altro che i suoi film avrebbero saputo dirmi; le sue scene ad effetto viste una volta sarebbero risultate scontate mentre Dolan ha i contenuti, la costruzione dei dialoghi, l’emotività che fa vibrare la trama ma c’è un perché, il film è stato tratto infatti da una pièce del 1990 di Jean-Luc Lagarce, drammaturgo francese morto di AIDS nel 1995 (in Francia i suoi drammi sono i più portati in scena dopo quelli di Molière).

Rossella – Roma, l’11 Dicembre 2016

Per tutte le donne del mondo

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Per tutte le donne del mondo. Per ogni donna del mondo malmenata abusata abbrutita usurpata. Accecata. Per tutte le donne ferite mortalmente. Alle donne, a tutte; alle loro ferite alle loro lacrime versate ininterrotte. A tutte le donne miseramente disprezzate cui ogni radice di bene è stata estirpata a quelle senza più mani né braccia per difendersi; alle donne dalla coscienza che riluceva pura e che ora appare torbida e inquinata malgrado la loro forza malgrado le grida interiori la loro inerzia le tiene in ostaggio e sono indifese così tanto da non ricordarsi più nemmeno il nome che portano, così assai disprezzate e moralmente uccise. A tutte le donne, a tutte quelle che piangono continuamente piangono ad un pianto ininterrotto affidano un dolore perpetuo al quale parrebbe non esserci alcun rimedio. E lacrime su lacrime solcano guance come cieli dai quali le piogge corrono a fiumi e le gocce ogni singola goccia d’ogni singola lacrima è dorata è d’oro è oro ogni infinitesimale istante di vita che si perde per allontanarsi da una realtà che non si vorrebbe mai augurare a qualcuno di conoscere. Ad un pianto perpetuo che non vuol cessare alle donne tutte affinché il loro il nostro pianto si trasformi in forza in coraggio in azione indomita e esemplare! Ross 12 dicembre 2016

La donna che faceva crescere gli alberi

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Per gli acquisti natalizi, per chi ha voglia di donarsi o di donare un regalo speciale “La donna che faceva crescere gli alberi” presso tutte le librerie; presso Più Libri Più Liberi dal 7 all’11 dicembre, stand Robin E03 alla Fiera della Piccola e media editoria Palazzo dei Congressi dell’Eur (Piazzale Kennedy, 1) o in e-book.

http://www.robinedizioni.it/nuovo/la-donna-che-faceva-crescere-gli-alberi

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Il faggio e Il leccio

 

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Il faggio e
Il leccio

Ci saranno
Testimoni

Confideremo loro
Il nostro desiderio

Come, non lo
Ricordi più?

E’ antico come noi
Lo siamo

E’ antico come
Antiche sono

Le radici dell’amore
Partorito dalla Dea
dell’Acqua

Abbandonato sulla
Riva, di lì

Rubato da un
Gabbiano

Volato dove
Dove è volato

Il nostro vostro
Amore?

Sui pendii dei monti
Fra le cime di rami
Sussurranti e alteri

Alle pendici del vulcano
Fra le foglie del pistacchio

Fra lava e magma
Ha sedimentato un sogno

Ha atteso che
Ci si rincontrasse

Roma, il 4 dicembre 2016

Rossella Pompeo

Ciel empereur

Con il vivo auspicio che in Austria l’ecologia salga al potere

Ciel empereur, poesia tratta da: “Une idée de la vie”

http://irisnews.net/rossella-pompeo-une-idee-de-la-vie-unidea-della-vita/

Ciel de Vienne
Ciel de nuages sereins couleur pastel
De gracieux papillons volètent avec joie

Ciel de Vienne
De tes plumes jaunissent les genêts refleurissent
Les amours naissent sur Terre parmi nous et font rajeunir

Ciel de Vienne
Orné d’une paix austère tu ne nous donnes pas tes cris
Tu es le petit morceau d’un chemin infini

Ciel de Vienne
Là-bas l’Europe s’obscurcit
Mais ton regard est bienveillant tu ne mens pas

Ciel de Vienne
Tes plumes tes yeux tes soupirs brunissent au soleil
Tu t’est fait tout d’or et toi dévisage notre regard avec noblesse

Ciel de Vienne
Tu danses une douce valse
Imagine-toi la vie qui se déroule sous nos pas
La lenteur qui nous conduit vers l’au-delà

Ciel de Vienne
Tu n’as pas l’air romain son mouvement son abîme
mais une couleur dont l’azur
A l’élégance de l’impératrice

Poésie écrite à Vienne, juillet 2013

http://irisnews.net/rossella-pompeo-une-idee-de-la-vie-unidea-della-vita/

 

E il seme del nostro amore

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E il seme del nostro amore, quello
è stato messo a dimora?

Gli hai scavato una buca
la più bella?

Hai piantato i nostri baci?
Gli hai soffiato sopra della terra?

L’hai pigiata ben bene perché
li protegga col suo caldo cuore?

E l’acqua, a gocce a sfere illuminate
gli hai elargito come elargirai i
baci i tuoi a mille sulla mia pelle?

Le lune i soli lo veglieranno
il nostro amore così
tanto simile a un fiore

Roma, il 29 novembre 2016

Rossella Pompeo

L’Autre quotidien, Nuit & Jour ospita:

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LA FEMME QUI FAISAIT POUSSER LES ARBRES

http://www.nuitetjour.xyz/

«La femme qui faisait pousser les arbres » est Lidia, une vieille femme, notre contemporaine. Bien d’autres personnages se succèdent dans ce roman historique dont la construction polyphonique rappelle celle des romans de Tolstoï.

La mort de l’héroïne permettra de voyager à rebours dans le temps et dans l’espace : la Seconde Guerre mondiale en Australie ; l’Italie de la vallée du Po des années 60 ; la Sardaigne et le Paris des années 70, jusqu’à l’Afrique des Wolof.

Un fil relie une existence à l’autre, une ville à l’autre : les arbres, les plantes et leurs fleurs, générant une forêt d’âmes, de destins où nous nous égarerons, retrouvant peut-être notre présent et devinant notre avenir.

«[…] Elle déplaçait vivement ses mains dans les branches rétives, promptes à les conduire, agiles à les élaguer : elle ne pouvait se permettre la moindre erreur. Ses gestes précis et énergiques étaient dépourvus de la bienveillance que montrent parfois les mères pour faciliter un devoir, ils n’étaient conduits que par le respect de règles apprises, cachées sous des années de floraisons et de flétrissements ».

http://www.nuitetjour.xyz/
http://www.robinedizioni.it/nuovo/la-donna-che-faceva-crescere-gli-alberi

La festa dell’albero: un’inaspettata primavera!

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Un’inaspettata primavera ha visitato la giornata di domenica 20 novembre dedicata alla messa in dimora dei nuovi alberi nel Parco della Garbatella di Roma. Eravamo tutti intenti a occuparci del suolo e lui, il sole, ha deciso di farci felici accompagnando le nostre ore. Tante persone, tante famiglie e bambini e tanta voglia di far diventare ancora più verde la nostra Roma.

Grazie agli Orti di Garbatella per la calorosa accoglienza de: “La donna che faceva crescere gli alberi”.

LA DONNA CHE FACEVA CRESCERE GLI ALBERI alla Festa dell’albero

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http://www.comune.roma.it/pcr/it/newsview.page?contentId=NEW1260533

Ho il piacere di invitarvi domenica 20 novembre alle ore 11.00 a Roma in occasione della Giornata Nazionale degli Alberi alla presentazione del romanzo: “La donna che faceva crescere gli alberi” presso gli Orti di Garbatella. http://www.comune.roma.it/pcr/it/newsview.page?contentId=NEW1260533

La partecipazione alla presentazione del romanzo sarà un’occasione per chi lo vorrà, di mettere a dimora nuovi alberi all’interno del Parco della Garbatella e per seminare i bulbi per la futura fioritura della primavera!

Sarà inoltre possibile firmare la petizione Salva il suolo con la quale i cittadini chiedono all’UE una legge comune che difenda il suolo (bene essenziale alla vita come l’acqua e l’aria) dal cemento, dall’inquinamento e dagli interessi speculativi

Parco pubblico
Via Rosa Raimondi Garibaldi, 16 00145 Roma

“…C’è un albero per ciascuno di noi nel mondo, basta solo trovarlo…”

http://www.robinedizioni.it/nuovo/la-donna-che-faceva-crescere-gli-alberi

 

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La donna che faceva crescere gli alberi

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Cronache di un romanzo fresco di stampa

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Nel famoso plico nel quale il manoscritto del mio romanzo: “La donna che faceva crescere gli alberi” mi veniva recapitato, c’era una lettera. Nella lettera contenute parole di elogio verso il manoscritto: “La donna che faceva crescere gli alberi, un racconto animato da un vivo amore per la Natura, è certo stimabile per l’originalità della struttura e per l’agilità dello stile. Però purtroppo la limitazione della produzione in alcuni settori della narrativa ce ne impedisce la pubblicazione…”

Avevo un ricordo della Sellerio, un ricordo risalente all’infanzia; alla casa del mare presa in affitto a Terracina, alla parete ricolma e infittita di libri a intesserne i muri di colori di macchie sparse qua e là a indurre la mia curiosità a fiorire ogni volta come fosse la prima volta.

E fra quei libri, uno, uno dei tanti che aveva impegnato tutta la mia partecipazione per lungo tempo, sino ad accompagnarmi alla fine, rivelatasi poi inizio, di un appassionato amore: Maigret.

E negli anni della crescita, non ricordavo di averne compiute altre di esperienze con il blu delle copertine di quella casa editrice, tali da entusiasmarmi. E, anzi, per dirla proprio tutta, non immaginavo le mie parole finire stampate in un libro dal formato di quelle dimensioni. Il mio romanzo, “La donna che faceva crescere gli alberi” meritava altro; le mie consonanti e vocali, superfici di pagine dalle altre dimensioni; no, compivo la telefonata nel tentativo di mutare le sorti della decisione della casa editrice, incredula e, assai lontana, dall’immaginarne un buon esito salvo, lo scoprire un piacere inusuale e bello nel parlare con chi, di libri, se ne intende per davvero.

Avevo trascorso all’incirca un’oretta, ridente e scherzosa, e dai toni interessanti e pieni dell’armonioso porsi a conversare tipico di chi ama la letteratura, ama prendersene cura, parlarne, e, soprattutto, ne è un conoscitore.

Lui, addetto alla lettura dei manoscritti, anziano e con alle spalle cultura e conoscenze a dir poco spaventose e io, attaccata al filo delle sue parole; totalmente sprovvista di capacità di persuasione tali da far caracollare l’interlocutore ai piedi della mia come nasconderlo, pur se ambivalente, volontà di pubblicare con loro.

Non è nel mio stile ritentare, insistere, rincorrere qualcuno ma, per il romanzo, l’ho fatto. Ho compiuto quella fatidica telefonata, più e più volte finché la persona di mio interesse non fosse disponibile. Facendo i conti con il mio essere insanamente forse, schiva, restia, e del tutto inadatta a tessere gli elogi della mia opera.

Abbiamo parlato di poesia, francese e italiana, di narrativa; in quei giorni la mia attenzione era dedicata alla lettura di: “Soumission” di Houellebecq da poco uscito e di cui mi ero fatta recapitare una copia nella versione originale. E al termine di ogni nostra adorabile chiacchierata, quando, al mio ormai scontato e ostinato tentativo di riempire il silenzio tentando di persuaderlo con parole che fossero decisive, lui: “Ma signora ma, cosa le devo dire? Magari lo pubblicheremo più in là…” e al secondo tentativo: “Ma, signora..” e sempre col timbro di voce scuro e catramoso e dall’accento siculo come parlassi in quell’istante con la più famosa voce letteraria siciliana del momento: Camilleri e sorridentemente innamorato dell’amabile colloquiare: “… deve parlare con l’editore…” e allora io: “Bhè e allora mi faccia parlare con l’editore!” “Ma non c’è, è sempre fuori in viaggio. Prima quando c’era la Signora Elvira, lei, era sempre qui a Palemmo, ora invece…” E allora quando posso trovarlo?” “Ma Signora, ma..” accompagnato da una sonora risata: “Ma in vent’anni, non mi è mai capitato di prendere appuntamento per l’editore!” E giù a ridercela entrambi finché: “Va bene, allora verrò a Palermo! E dirò all’editore che, se non pubblicherà il mio romanzo: “Après moi le deluge!” E di nuovo e ancora a ridere. Perché questa frase, contenuta nel libro di Houellbecq Soumission, aveva destato il mio interesse essendo stata fatta citare nel libro da Hoellbecq, al suo protagonista e avendo io erroneamente ricordato che il protagonista ne attribuiva la paternità a Napoleone e invece: “Ma no! Signora, quella frase venne pronunciata da Luigi XV!”   [….]

To be continued, arrivederci a Cronache di un romanzo 6 e grazie dell’attenta lettura!

 Cronache di un romanzo di imminente pubblicazione 1

Cronache di un romanzo di imminente pubblicazione 2

Cronache di un romanzo di imminente pubblicazione 3

Cronache di un romanzo di imminente pubblicazione 4

 

LA DONNA CHE FACEVA CRESCERE GLI ALBERI

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” C’è un albero per ciascuno di noi nel mondo, basta solo trovarlo….”

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Sono lieta di invitarvi domenica 20 novembre alle ore 11.00 a Roma in occasione della Giornata Nazionale degli Alberi alla presentazione del romanzo: “La donna che faceva crescere gli alberi” presso gli Orti di Garbatella.

La partecipazione alla presentazione del romanzo sarà un’occasione per chi lo vorrà, di mettere a dimora nuovi alberi all’interno del Parco della Garbatella e per seminare i bulbi per la futura fioritura della primavera!

Sarà inoltre possibile firmare la petizione Salva il suolo con la quale i cittadini chiedono all’UE una legge comune che difenda il suolo (bene essenziale alla vita come l’acqua e l’aria) dal cemento, dall’inquinamento e dagli interessi speculativi

Parco pubblico
Via Rosa Raimondi Garibaldi, 16 00145 Roma

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LA DONNA CHE FACEVA CRESCERE GLI ALBERI

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Cronache di un romanzo di imminente pubblicazione:

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Dunque, il viaggio seppur infernale ha comunque e sempre una fine. E per fortuna la ebbe atterrando su quell’isola che ha nome Sicilia e sulla quale io avvertii una sensazione potentissima e mai vissuta prima non appena ci poggiai sopra i miei piedi.

Mentre mi avviavo ad uscire dalla pista di atterraggio ed ero in procinto di varcare la  porta di accesso dell’aeroporto, una sensazione fortissima e potente si impadroniva di me: sentivo una forte pressione, un’attrazione che dal basso voleva spingermi dentro risucchiandomi fin nella terra; un’energia tale da scuotere il mio corpo fino a volerlo quasi ingoiare nel suo più oscuro e segreto cratere.

Ciò mi scosse e mi colpì come sensazione nuova e fortissima mai prima avvertita.

Ma come e perché ero finita fino in Sicilia e nel mese più bello forse, dell’anno: giugno?

Avevo terminato di scrivere il romanzo lo avevo inviato com’è d’obbligo e un giorno, un giovedì per l’esattezza, il portiere mi consegnò un plico. Il mio romanzo pensai senza neanche aprirlo; e all’stante: e perché me lo restituiscono? Aspetto prima di sciogliere l’immane groviglio di perché che ha appena iniziato ad assediare la mia testa, di varcare il cancello di ingresso e poi le scale che dal pianerottolo mi portano fin su a casa e senza esitare rompo gli indugi mi decido e scarto. O forse avevo scartato già prima, ancora prima di aver composto il codice che consente di aprire il cancello e poi di varcarlo? Prima ancora di aprire la porta di casa e magari ferma sotto l’ombra della chioma di uno dei begli alberi che varca il sentiero della via di dove abito?

Ecco un dubbio simile e quindi una possibilità di scrittura dissimile dall’altra potrebbe ben cogliere anche il romanziere più esperto e più avvezzo e metterlo nel dubbio sul come fare a sgarbugliare la storia da lui appena pensata; prendere una via o un’altra? C’è sempre un’altra possibilità e mai una e sola e inequivocabile per il romanziere, un romanzo potrebbe sempre riscriversi e in altro e migliore modo (ma ciò non è garantito) di come appare esser stato scritto e intelaiato.

Comunque facciamo finta che il passaggio dell’apertura e conseguente svelamento del contenuto del plico si sia svolto e nel migliore dei modi e io abbia scoperto che il mio romanzo mi viene recapitato e sul frontespizio accanto al mio nome e cognome qualcuno e a penna abbia inserito la parolina Dott.ssa così in modo del tutto ossequioso e riguardoso verso me, la scrivente. Tanto questo da indurmi a credere che anche il contenuto ne fosse corretto e sì il romanzo scelto per la pubblicazione da una casa editrice di tutto rispetto e molto, molto amata da me: la Sellerio.

Ma, come ogni storia che si rispetti ha altre e tante conseguenze e prima fra tutte che spesso e volentieri la realtà si discosta dai sogni rendendoli apparentemente futili e suscettibili di rinuncia. Ma può uno scrittore rinunciare a fare lo scrittore?

[To be continued….]

“LA DONNA CHE FACEVA CRESCERE GLI ALBERI” Cronache di un romanzo 5 sarà presto on line, arrivederci!

Rossella Pompeo

Cronache di un romanzo di imminente pubblicazione 1

Cronache di un romanzo di imminente pubblicazione 2

Cronache di un romanzo di imminente pubblicazione 3

Cronache di un romanzo di imminente pubblicazione 5

 

 

LA DONNA CHE FACEVA CRESCERE GLI ALBERI

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Cronache di un romanzo di imminente pubblicazione:

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Palermo, Palermo del mare, dei cannoli siciliani dei siculi fascinosi della brioche col gelato al mattino seduta al tavolino di un caffè del centro della città che mi ha colpita favorevolmente sì ma per poco sì ma a prima vista e poi, poi la verità dei luoghi ti si palesa sempre e non puoi tacertela non puoi non guardarla e forse ti contagia sino a non amare più quei luoghi e forse la loro gente e poi esistono luoghi e luoghi e qui si è nel Sud dell’Italia e il ne faut pas l’oublier, donc on commance.

Donc si inizia e il viaggio inizia sempre su un mezzo di trasporto e forse e spesso più d’uno. Come quando sei in aeroporto e per giungere su quell’aggeggio dotato di ali occorre prima che un altro mezzo di locomozione ti ci porti e inserisca fin dentro, quasi: una navetta.

Odio gli aeroporti e odio le navette e non tollero tutto ciò che ha a che fare con il viaggiare che non sia sulle due ruote e sui binari; odio l’aria indiscreta, quella condizionata non ne parliamo, odio allontanarmi dalla terra non dominarla più non aver più il controllo della situazione ma ahimè troppo tardi è sempre troppo tardi quando me ne ricordo e ahimè sono già su quel trabiccolo senza ruote ma con due ali che si chiama Ryanair e che mi ispira meno fiducia di tutte le altre compagnie aeree esistenti e mi fa chiedere e con insistenza a me stessa finché non tocco terra: perché? perché? perché? ma stavolta almeno il perché e la sensazione di perdita definitiva della mia vita e del mio contatto con la realtà è almeno e quantomeno allietata, resa più bella e tale da portarmi a dimenticare di essere almeno al momento senza vie di fuga (altro elemento del reale che ben si concilia col mio essere sempre un piede qua e uno là, in procinto di scappare, di dire addio di chiudere e ricominciare).

Questo elemento ha un nome e un nome altisonante anche ma soprattutto, ha una presenza fisica di non poco rilievo e che ha concorso e come tacerlo, a quell’altisonanza del nome che la porta in giro.

Riwaind torno indietro ricomincio dalla navetta; ci sono appena salita sopra e se ne sono appena chiuse le porte e il mio sguardo ha appena iniziato a perlustrare come suo solito facce e vestiti e comportamenti e posture e colori e abiti e e e e si poggia spostandosi lentissimamente su un soggetto stavolta di sicuro più bello degli altri e, come non notarlo?

E’ un soggetto che concorre pure a rendersi interessante: sfoglia con non chalanche un quotidiano, parrebbe la Repubblica e risulta intonare tutto di sé: la camicia blu chiaro quasi azzurro, i suoi pantaloni il fare elegante con la chioma di capelli ricciuta e nera e ribelle che parrebbe di certo essere un siciliano e certo è un bel siciliano e mi fermo qui.

Sì perché è per me un siciliano qualunque uno che gioca con la sua bellezza si vede, si nota: è uno che ricerca gli sguardi uno che sa di essere chi è e sfugge, guarda ma poi si ritira si richiude fra quelle pagine fresche di stampa che quantomeno concorrono a renderlo un uomo, certo, di cultura, uno che ha studiato sarà forse un ingegnere, un avvocato, chi è costui???

Mi volto sbigottita e resto ancora più sbigottita nello scoprire volti di ragazze due per l’esattezza che guardandomi non fanno che secondare la mia espressione di meraviglia celestiale che la bellezza ha il potere di lasciarti sugli occhi sullo sguardo e resto sbigottita perché anche quelle ragazze non hanno potuto, è evidente, fare a meno di scoprire il belloccio siculo; e che sarà mai penso mi dico è pur sempre e solo un uomo bello certo ma insomma penso è troppa tutta quest’attenzione che persino queste ragazze gli riservano.

Troppa sì ma perché, e ciò io lo ignoravo totalmente: “E’ un attore, è del mio paese , è di Bagharia, si chiama Francesco Sciarra” ah faccio dentro di me ah ecco ora mi spiego tutto, ah bene. “Eccolo: ”E me ne mostra la foto in primo piano sul suo bel iPhone di ultima generazione.

Ecco perciò che tutto il mio personalissimo incubo del ritrovarmi su di un trabiccolo   Ryanair si compie e si svolge ma intonandosi stavolta a note suadenti e incantevoli: quelle degli occhi ridenti dal fascino fuggitivo e capaci di fulminarti come ti scattassero un’istantanea, di Francesco Scianna che, nel mentre chiudo gli occhi e invoco tutti i Santi del paradiso di farmi arrivare sana e salva a destinazione, mi guardano incantati e mi offrono sollievo come io fossi in paradiso.

E sì che lui aveva continuato a guardarmi sin poi dopo, scesi dalla navetta, e quando ahimè le nostre strade si erano separate portando me verso la punta dell’aereo, (avevo infatti prenotato un posto nelle prime file) e lui verso la coda. Però sì, però me e il mio cuore e la mia naturale ricerca del bello, tutto di me sapevano che lui c’era; anche lui come me era su quell’agile torpedone chiamato aereo. E anche dopo l’avrei rivisto ma al mio fianco, seduto vicinissimo a me quando un tassista siculo ci invitava a salire sulla sua automobile a più posti e lui, Francesco, divenuto un amico con il quale colloquiare e scoprire il panorama mozzafiato che ti si inizia a profilare all’orizzonte dove il colore blu del mare invade i finestrini e la vita appare già diversa da ciò che era.

E le Jacarande dai fiori viola irradiano la strada di un’insolita bellezza. Le Jacarande alberi provenienti dal Sud America ti danno il benvenuto nella terra dei fichi e del sole.

[To be continued….]

“LA DONNA CHE FACEVA CRESCERE GLI ALBERI” Cronache di un romanzo 4 sarà presto on line, arrivederci!

Cronache di un romanzo di imminente pubblicazione 1

Cronache di un romanzo di imminente pubblicazione 2

Cronache di un romanzo di imminente pubblicazione 4

Cronache di un romanzo di imminente pubblicazione 5

 

 

Ma loute, un gioiello che fa fumo

Irritante fastidioso eccessivo da non vedere. Una trappola creata ad arte da chi usa la testa e non il cuore, piena di crudeltà e efferatezza; un gioiello che fa fumo. Volti dai nomi altisonanti posti sublimi spettatore deluso dalla pochezza di una mente incapace di andare oltre lo scontato cliché borghese limitandosi a raffigurarlo senza il benché minimo tatto artistico ma da  filosofo disincantato e ridotto ad indagare una realtà nella quale è lui stesso incatenato e che decide allora di deridere.

Bruno Dumont non supera i suoi personaggi, ne è parte gioca con loro; vuole dominare ma a quanto pare riesce a farlo solo con certe ignobili inquadrature iniziali (da documentario naturalistico) invase da una natura prepotentemente bella e attraente. Lui non guida si lascia guidare e a un certo punto non sapendo più come uscirne costringe lo spettatore a colludere con questa ridicola messa in scena del fallimento.

Immensa rabbia per la serietà attoriale e umana di Luchini piegatasi all’ormai, a quanto pare imprescindibile, idolatria dei tempi moderni per il bel nulla e la violenza.

Non ricorda forse “Ma loute” “L’auberge rouge” vecchia pellicola del 1951 di Claude Autant-Lara? Chissà che il filosofo-regista di “Ma Loute” non abbia trovato ispirazione proprio in quel film?

Rossella Pompeo

178982

اغرق مرات في فضاءات مفَاتنِك

Direttamente dalla Giordania, le mie poesie tradotte in lingua araba dal caro amico medico e poeta Abdelhamid Sabbagh presto pubblicate sulla rivista:

AFKAR!

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اغرق مرات في فضاءات مفَاتنِك

ويغرق قلبي و وجهي ..و تغرق يدايا

اسير مسرعةً حتى اراك ساحراً ابدي اً

يُغطي مأسي النهايات

ويُغطي قلبي و وجهي في فضاءات مفَاتنِك

و يغطي يدايا

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احتفل بليلي

ويحتفل ليلي معي

في مساحات الشوارع التي طمرتها الأيام

احتفل بليلي

الذي غمرني في سنابل قلبك الواسعة

احتفل بليلي..بقلقي وبالأماكن التي هربت منها إليك

احتفل بليلي الذي حبسني عنك

وحبستني عنه

في ينابيع واحاتك المتدفقة وحملني إلى نور فضاءاتك

الدافئة

بعيداً عن عذابات الأيام الجارحة

احتفل بليلي مطلع النهار بروح جرحتها الأقدار

والأيام توالت كما شاءت الأيام

iran-temples-photography-mohammad-domiri-141

ارتمي في عُريّ قلبك

في غربة عالمٍ متفكك

يعادي الحب

ويعادي الأرواح الهادئة النائمة في جسدك

ارتمي في عُريّ قلبك

واعطني أسئلة مذهلة

تبحث عن اجابات

ارتمي في عُريّ قلبك

وابقني روحاً وزهرة لا تعرف إلا عينيك

iran-temples-photography-mohammad-domiri-391

أعيش في رؤوس الذئاب

من سهل لسهل

ومن قمر لقمر

في قلوب رجال قُساة

لا يعرفون إلا الضجر

تعوي جائعة واسنانها تأكل اوراق الشجر

وملك الغابة أصبح ملكي

تغلغل في عالمي.. في وحدتي

ويسير طليقاً .. طليقاً مثل ضوء القمر

ويعوي ليأكل اوراق الشجر

ويعوي قريبا من قلبي

وقلبي بعيداً مثل أوراق الشجر

Emam-Shah-mosque-Isfahan

اكتب حتى اتحدث

اتحدث حتى لا استسلم

من يستمع يبحث عن كتاباتي

يبحث عن نظراتي..عن اهتماماتي

اكتب وانا ارقص وحدي

ومن يريد يبحث عني ويأتي إلي

iran-mosque-architecture-photography-mohammad-domiri-3

ما هي أسرار تلك النجوم

وهي تتحرك

لتتحدث عن ذواتها

أسرار الجمال الساكن في فضاءات ارواحنا

جمال أزرق .. سماوي

يداعب خيالنا

يهرب منا

يركض خلفنا

ونراه في احلامنا

احتفل بليلي

ويحتفل ليلي معي

في مساحات الشوارع التي طمرتها الأيام

احتفل بليلي

الذي غمرني في سنابل قلبك الواسعة

احتفل بليلي..بقلقي وبالأماكن التي هربت منها إليك

احتفل بليلي الذي حبسني عنك

وحبستني عنه

في ينابيع واحاتك المتدفقة وحملني إلى نور فضاءاتك

الدافئة

بعيداً عن عذابات الأيام الجارحة

احتفل بليلي مطلع النهار بروح جرحتها الأقدار

والأيام توالت كما شاءت الأيامDiiran-mosque-architecture-photography-mohammad-domiri-5

احتفل بليلي

Direttamente dalla Giordania le mie poesie tradotte in arabo da Abdelhamid Sabbagh mio caro amico medico e poeta che ringrazio di cuore! Presto saranno pubblicate sulla rivista AFKAR!

Little planet view of Nasir al-mulk mosque
Little planet view of Nasir al-mulk mosque

احتفل بليلي

ويحتفل ليلي معي

في مساحات الشوارع التي طمرتها الأيام

احتفل بليلي

الذي غمرني في سنابل قلبك الواسعة

احتفل بليلي..بقلقي وبالأماكن التي هربت منها إليك

احتفل بليلي الذي حبسني عنك

وحبستني عنه

في ينابيع واحاتك المتدفقة وحملني إلى نور فضاءاتك

الدافئة

بعيداً عن عذابات الأيام الجارحة

احتفل بليلي مطلع النهار بروح جرحتها الأقدار

والأيام توالت كما شاءت الأيام

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اغرق مرات في فضاءات مفَاتنِك

ويغرق قلبي و وجهي ..و تغرق يدايا

اسير مسرعةً حتى اراك ساحراً ابدي اً

يُغطي مأسي النهايات

ويُغطي قلبي و وجهي في فضاءات مفَاتنِك

و يغطي يدايا

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ارتمي في عُريّ قلبك

في غربة عالمٍ متفكك

يعادي الحب

ويعادي الأرواح الهادئة النائمة في جسدك

ارتمي في عُريّ قلبك

واعطني أسئلة مذهلة

تبحث عن اجابات

ارتمي في عُريّ قلبك

وابقني روحاً وزهرة لا تعرف إلا عينيك

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أعيش في رؤوس الذئاب

من سهل لسهل

ومن قمر لقمر

في قلوب رجال قُساة

لا يعرفون إلا الضجر

تعوي جائعة واسنانها تأكل اوراق الشجر

وملك الغابة أصبح ملكي

تغلغل في عالمي.. في وحدتي

ويسير طليقاً .. طليقاً مثل ضوء القمر

ويعوي ليأكل اوراق الشجر

ويعوي قريبا من قلبي

وقلبي بعيداً مثل أوراق الشجر

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اكتب حتى اتحدث

اتحدث حتى لا استسلم

من يستمع يبحث عن كتاباتي

يبحث عن نظراتي..عن اهتماماتي

اكتب وانا ارقص وحدي

ومن يريد يبحث عني ويأتي إلي

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ما هي أسرار تلك النجوم

وهي تتحرك

لتتحدث عن ذواتها

أسرار الجمال الساكن في فضاءات ارواحنا

جمال أزرق .. سماوي

يداعب خيالنا

يهرب منا

يركض خلفنا

ونراه في احلامنا

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أبيات من قصائد الشاعرة الإيطالية روسيلا بومبيئو

الدكتور عبد الحميد الصباغ

تعيش الشاعرة والروائية الإيطالية الشابة روسيلا بومبيئو

في مدينة روما الخالدة، في حي سان لورنسو ) )Rossella pompeo (

الشعبي والقديم والقريب من جامعة روما العريقة )San Lorenzo

التي درست فيها وتخرجت من كلية العلاقات )La Sapienza( لاسبينيسا

الدولية وتخصصت بعد ذلك في جامعة بروكسل والمعاهد الإيطالية في

كتابة السيناريو والإخراج السينمائي، واصبحت مُحكمة لسلسة منشورات

للطباعة والنشر. )( التبعة لدار )Biografia(

نشرت حتى الآن ثلاثة دوايين شعرية هي : اشياء ما بعد الجدران

عام 2007 ، وضجيج عام 2009 ، وانتظار الذي اعطاها جائزة

. القيمة عام 2010 )Jacque’s Pre’vert)

وتتكلم الشاعرة روسيلا اللغة الفرنسية باتقان ولها كتابات واشعار

بالفرنسية بعد أن عاشت جزءً من طفولتها وشبابها مع والدتها المتزوجة

في شمال فرنسا التي احبتها وأنشأت مع )Amiens( من فرنسي في منطقة

سكانها وأمكنتها علاقة عاطفية ظهرت بوضوح في ديوانها “أشياء ما بعد

الجدران” الذي نشرت جزءً منه باللغة الفرنسية كما نشرت جزءً آخر في

مجلة أشعار الفرنسية الدولية، وتسمى في لجنة تحكيم من عدة هيئات

كشاعرة محمكة تمنح جوائز أدبية ومادية إلى شعراء شباب ومنها جائزة

الدولية بالتعاون مع السفارة اليابانية في روما. وفي )Mastuo’ Basho(

عام 2012 أنشأت وادارت مختبر ” الشعر طريق إلى التعاون والتبادل

الثقافي” بعد أن بدأت الإثنيات المختلفة والجديدة على المجتمع الايطالي

تشكل جزءً من الحياة العامة والمجتمع في روما وايطاليا بشكل عام.

بعنوان “Novella ” كما نشرت حتى الآن 22 قصة قصيرة

“روما مثل أسمرة ” حصلت بعدها على جائزة أفضل كاتبة “مجددة” وهي

بصدد نشر روايتها الأولى بعنوان “المرأة التي زرعت الأشجار”.

تعرفت إليها أثناء زيارتي الأخيرة إلى روما وقالت أنها ترى نفسها

مع الشعراء والكتاب الجدد في فترة ما بعد الحداثة والمتمردة على الثقافة

والقيم السائدة في ايطاليا و أوروبا في زمن العولمة والطغيان الرأسمالي،

ومجتمع الإستهلاك.سألتها : لماذا لا تكتبي عنوانا لقصائدك ؟ فقالت: أترك

هذه “المهمة” للقارئ ليتخيل ويكتب ما يريد! وهذه ترجمة من النص

الأصلي باللغة الايطالية لبعض من قصائدها.

2048-2

Il mio corpo è

hale_star (1)

Il mio corpo è

un giardino

una foresta è il

mio corpo un

immenso oceano

oceano di ghiaccio ghiacciato

oceano spericolato oceano

sterminato oceano sei

goccia goccia goccia

stilla stilli soprassalti le

volte del cielo nell’ombra

dell’onda sei miriadi di

vite disperse perdute spaiate

ali dal sopruso uccise ali

dall’indecente disdicevole

denaro alialialialiali

grido lamento grido

sopruso

Dopo averla scritta faccio un incontro con un fiore, il Vilucchio bianco. Una scoperta meravigliosa che sorprende i miei occhi. Un fiore il Vilucchio, bianco e puro e che si arrampica su verso il blu del cielo e che cresce sulle sponde dei fiumi o in riva al mare come quello che ho conosciuto io sulla riva di Ostia. Il giorno prima avevo scritto: “Il mio corpo è” e la parola sopruso che la conclude ed esce fuori che il Vilucchio nella cultura popolare è usato per indicare una persona che si arrende ai soprusi ma io non mi arrendo e Grido!

496811202
Larger bindweed, Calystegia sepium. Handcoloured copperplate botanical engraving from Johannes Zorn’s “Afbeelding der Artseny-Gewassen,” Jan Christiaan Sepp, Amsterdam, 1796. Zorn first published his illustrated medical botany in Nurnberg in 1780 with 500 plates, and a Dutch edition followed in 1796 published by J.C. Sepp with an additional 100 plates. Zorn (1739-1799) was a German pharmacist and botanist who collected medical plants from all over Europe for his “Icones plantarum medicinalium” for apothecaries and doctors.