IL RITO DEL TAGLIO

 

Plastica d'Europa in mare d'Africa

 

 

Per la prima volta dopo anni che mi invitano a leggere le mie poesie sono riuscita a farlo in modo diverso ieri e come sempre avrei voluto, accompagnando la lettura del testo. Accompagnare è questa la parola chiave. Non soltanto l’aspetto per così dire sonoro era presente ieri a caratterizzare la mia lettura ma anche un aspetto più visivo. Innanzitutto i miei versi avevano trovato ospitalità in un cartoncino giallo ritagliato in forma rotonda assai grande tanto da ospitare due fogli con le relative battiture al pc e debitamente colorato dai miei colori all’acquerello. Ne risultava un colore fra il rosso e il viola e assai vivo. Sullo stesso tondo, nella parte esterna rivolta al pubblico era ospitata una foto assai suggestiva e bella relativa a Zanzibar che raffigurava un bambino di colore ritratto nel mentre nuotava nel suo gran mare sorretto da un insolito salvagente: due bottiglie di plastica legate all’estremità da un cordoncino tenute tra la pancia e il bacino. Ciò mi aveva colpito molto e nella mostra Europa Africa alla quale ero stata invitata a partecipare non potevo non inserire una tale foto intitolandola: “Plastica d’Europa nel mare d’Africa”. Foto non mia ma scattata da mio fratello nel suo lungo periodo di permanenza in quell’isola delle spezie che è Zanzibar per motivi lavorativi. Avrei voluto la sua opera partecipasse alla rassegna e venisse esposta ma il file non poteva raggiungere grandi dimensioni piuttosto un semplice 14 per 21 e così ebbi la pensata di presentarla in una veste che esorbitasse dalla pura e semplice foto facendola ospitare nel cerchio di cui sopra. Ma al termine della realizzazione del tondo su un cartoncino bristol non ne ero abbastanza soddisfatta né mi sembrava un’opera degna di essere esposta perciò rinunciai a proporla. Mi restò a casa il tondo e qualche ora prima di andare alla lettura una volontà si impose in me: incollare all’interno del cerchio la poesia e all’esterno, nel centro esatto del tondo la piccola ma esemplare foto. Così per non rinunciare a far conoscere al pubblico quel piccolo ma rappresentativo pezzo d’Africa. Nel tragitto verso casa prima di recarmi alla Galleria SpaziOttagoni per la lettura, camminando, realizzavo mentalmente visualizzandolo il momento  in cui avrei letto la mia poesia “Non ho più occhi se non per ascoltare” dal grande cerchio giallo e al tempo stesso mi domandavo il perché di una simile scelta geometrica. Una lampadina si accendeva improvvisa a svelarmene la ragione: il salvagente! La ciambella! Ecco cos’era per me quella forma: la nostra tradizionale ciambella arancione che siamo abituati fin da bambini a conoscere e a cui affidiamo i nostri primi passi in quello sconosciuto immenso luogo che è il  mare.  Già questo mi piaceva. Il fatto di aver trovato una ragione al mio gesto. E mi comunicava una gioia il poter rintracciare un fil rouge fra la mia opera scritta e quella orale. Continuando ad assecondare i miei passi ed essi il mio pensiero arrivò in me un’ulteriore pensata, un gesto che la mia testa mi suggeriva e che avrebbe accompagnato concludendolo il mio atto di lettura: il taglio! Il taglio esatto al centro del cerchio e della foto su di esso incollata. E da questo taglio ne sarebbero emersi quella forma e quell’oggetto che metaforicamente rappresentavano ciò che avrei voluto poter dare a quel bimbo nero: la ciambella. Tornata a casa ho immediatamente iniziato a prendere tutto il materiale utile per la realizzazione dell’opera poetica. Il tondo per fortuna non ancora buttato via ma lasciato in un angolo e la colla per attaccarci all’interno i fogli contenenti la poesia i cui spigoli ne fuoriuscivano. Ho operato il taglio degli angoli e appiccicato i fogli e la foto all’esterno del grande cerchio prese le forbici dal cassetto della mia scrivania contenente scatole con all’interno graffette, gomme da cancellare, sputapunti, matite, scotch e chiuso in due il tondo l’ho inserito nella mia borsa. Nell’autobus che mi avrebbe portata a Trastevere immaginavo come avrei svolto tutta la scena e mi incuriosiva molto il modo in cui le persone avrebbero preso la cosa. Il fatto che avessi anche deciso di tagliare la foto e così distruggerla all’inizio della pensata mi era piaciuto ma poi mi lasciava dubbiosa. Come e perché io avrei dovuto far fuori un’opera? Del resto questa forma di accanimento contro l’opera mi era particolarmente familiare avendo io assai spesso distrutto un momento dopo la loro realizzazione le mie opere ad acquerello provando un certo fastidio nel rivederle. La mia scrittura stessa mi ha spesso suscitato una forma di repulsione al momento della rilettura come fosse qualcosa di brutto. Così la distruzione di un’opera ho potuto ieri finalmente realizzarla di fronte a tutti, renderla pubblica, e sentire anche solo simbolicamente attraverso il lancio della ciambella, di raggiungere il corpo di quella piccola creatura color cioccolata.

http://www.voltapagina.name/poesiama_rossella_pompeo.htm

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