Autopresentazione

Mario Luzi

“Quale idea di me desidererei suscitare nei miei eventuali lettori? Bisognerebbe intanto ne avessi una, invece ne ho molte e nessuna, voglio dire, che sia fissa e cristallizzi definitivamente il mio interno aspetto. Quasi a confermare la molteplicità e la mutevolezza che vedo in ogni aspetto del vivente anche la mia immagine mi si trasforma e mi sembra riflessa più da un’acqua scorrevole che da uno specchio costante. Il mutamento, la metamorfosi: questo è stato e resta il tema dei temi della mia poesia ed è giusto che anche il mio intimo autoritratto ne sia investito e perfino reso impossibile. Mai però ho sentito questo tema come sola commemorazione elegiaca di ciò che si perde: il sentimento della perdita non manca, è anzi drammatico; tuttavia mi pare abbia in passato prevalso su di esso il fascino di un’incognita dolorosa. Più tardi – e devo questo in gran parte alle prospettive aperte da Teilhard De Chardin – il senso profetico della trasformazione con la sua promessa di progressiva maturità dei tempi fino all’abbagliante omega della piena rivelazione, ha aggiunto più una ipotesi che una certezza – ma quale ipotesi! – alla interrogazione sul nostro destino. Tra l’uno e l’altro modo di sentire il tema del mutamento sta più o meno tutto lo sviluppo del mio lavoro.

Dramma e enigma; vi riconosco molto di me. Il sentimento creaturale con la sua suscettibilità di fronte alle pene e alle offese non è meno forte del giudizio etico e del senso storico dell’ingiustizia. Questo spiega perchè il colloquio col mondo assume certi accenti ora intimamente ora scopertamente drammatici. Con il passare degli anni ho avuto meno presenti il destino e l’esperienza individuale, mi è sembrata meno importante la salvezza della mia anima e più la sorte comune, più il poco decifrabile enigma del nostro tormentato procedere nel mondo. Ho contrapposto a un cristianesimo pascoliano uno più apostolico e profetico. Ho anche contrapposto in seno alla tradizione poetica italiana, a una mente petrarchesca, solitaria, univoca e speculare, una più multiforme e magmatica invenzione di tipo dantesco che fa nascere dall’interno delle circostanze e del loro contrasto e mutamento la possibilità della contemplazione. Anche questa antinomia è forse arbitraria e risponde più all’apparenza che alla verità. Tutto forse si ricompone nel grande fiume della nostra lingua italiana e della nostra peculiare ideazione: quel fiume nomina le cose portate dai tempi e cerca e rompe di continuo lo splendore della cristallizzazione. Sono immerso anche io in qualche modo dentro quella corrente….

 …. Castello, dove sono nato, ci sono le ville dei Medici. E proprio in questo luogo si sono incontrate le componenti tragiche del nostro tempo. Perchè queste ville sono state ospedali militari durante la I guerra mondiale. Ho queste immagini predominanti dell’inizio della mia vita: l’incontro della bellezza con la violenza”.   Mario Luzi

La poesia Luziana è caratterizzata da un timbro di pietà multiforme che però non è pietistica come lui stesso la definisce e che regala e agita la vita planetaria di cui l’uomo è parte. La scoperta della vocazione poetica è infatti conterranea alla scoperta di Luzi della fede, dell’ardore paolino di caritas. Egli infatti associa il momento di autorivelazione, alla sua scelta di essere scrittore. Il lirismo di Luzi non è un lirismo fatto di scambi ma si accompagna di segni concreti, a un linguaggio che come lui dice: “senza essere fraseologico e troppo apparentemente logico” aspira ad appartenere a un oggetto reale, a farsi linguaggio della metamorfosi vitale.

La poesia è questo strozzamento (Romano Luperini) questa interruzione che pone di fronte a un’antinomia. L’iniziale aspetto dualistico che vede scavare Luzi profondamente, si risolverà con la sua assunzione, forse inconscia, del dettato della fede cristiana: “da Dio a Dio; luce da luce” divenendo la chiave di volta della sua finale stagione poetica. Una fede cioè, che contempla l’intera realtà, compresa quella divina, come movimento; tutto ha un’origine e un compimento. Dio stesso è movimento anche da sè a se stesso, così ritrovando in sè pienezza e riposo. Tutto è luce: il suo sprigionarsi e il suo espandersi. A tale luce il dramma cosmico/umano appare anche a Luzi un unico immenso Evento che ha nel divino il suo inizio e il suo compimento. Il cosmo e l’umanità sono come un processo di acqua da acqua, nube da nube. Sono un seme e la sua vicenda, la storia è lo sviluppo di un unico seme: la sua fioritura è la manifestazione della sua radice di vita, il suo stato ultimo è l’espansione del suo contenuto più intimo. Luzi, cioè, perviene alla fede elementare. La nuova visione, il nuovo canto di Luzi, paiono emergere ancora dal non sfiorito seno della madre trasformata in simbolo della Donna-madre divenuta una cosa sola come lui dirà: “l’eterna donna/della preghiera e del poema”. La storia e il cosmo appaiono a Luzi come un grande e vivo “organismo” avvertito, non più chiuso in una incessante metamorfosi ma aperto a una reale trasmutazione.  L ‘intera vicenda cosmica-umana non gli appare più “alla deriva di un gorgo” non permane dentro “il gorgo di salute e malattia” ; la storia è sgorgo, l’avventura umana ha il suo ingorgo ma ha poi il suo sgorgo. Come infatti il titolo “Crollo e sgorgo” che Luzi dà a una poesia “Cristica”: proprio dal suo totale annullamento, proprio da “sotto questa rovina” si apre improvvisa “la potenza/di libertà e d’amore”. Per cui la storia umana può, come la parola acqua, passare dal croscio al canto: “Poi non più croscio, canto ” e può attraversando il tuono e la tempesta, raggiungere la nuova purità.

Il mio intervento di ieri all’Accademia di Romania sulla poesia di Mario Luzi. 

http://www.propatriavox.it/1/nulla_dies_sine_linea_6295619.html

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