Io sono per morire, e nessuno

Anna Maria Ortese

Io sono per morire, e nessuno

si cura di me.

Non la Vergine Maria

non il suo Figliolo,

non i loro amici, gli Angeli santi:

nessuno assolutamente

si cura di me.

Scorrono le mie lacrime scintillanti

come dagli occhi di un bambino,

e i miei piedi vacillano e le mie mani

tremano, mentre guardo

in fondo al mio letto

ardere di bellissimi colori

il pavimento dell’inferno.

No, non c’è grazia per me.

Tra me e la Vergine Maria

nulla di comune,

come tra il povero e il signore.

Il suo Figliolo sorride adorno

d’una incantevole corona

di spine, artistico gioiello

uscito dalle mani di eccelsi

artefici adulatori.

E gli Invitati, gli Amici e i Potenti

della spelndida loro Casa

eretta dall’alto dei cieli

– gli Angeli della dolce parola –

evitano di guardarmi: per Essi

io sono la colpa, la pazzia, il dolore.

Oh, spaventevole freddezza!

Dovunque è un gelo di morte.

In nessun momento la notte

conosce il tenero limite

dell’alba, qualche carezza

per la mia carne bruciata.

Dovunque notte! Soltanto

la Casa dei Reprobi arde

ed è piena di fosca allegrezza!

là soltanto un pò di calore

si offre al mio cuore malinconico.

Accostatevi, Grandi Cani,

poveri demoni, appoggiate

il muso sulle mie gambe!

-tremano di un freddo orribile –

abbassate confidenzialmente

le vostre teste ferite

sul mio petto: vi amo,

io che la Vergine Maria

ha in antipatia,

e il Figlio che le siede accanto

decisamente ignora,

mentre il loro popolo di Beati,

seduto tra nuvole e suoni,

distoglie da una simile macchia

lo sguardo delicato.

Grandi Cani dalle lingue di fuoco,

lambite queste mani,

fissatemi con i vostri occhi

torbidi di vita umana.

Io posso, se mi riscaldate

se non mi mandate via,

io posso ricordarvi, o demoni,

cose strane, dolcissime.

Non ululate, siate buoni,

siate calmi, calmi, calmi o demoni!

Ecco, il fuoco della Casa s’è spento,

ecco, le Mura sono crollate;

ecco, questo azzurro è il cielo,

e questa musica tenerissima il vento

di marzo, che corre in giro sui prati,

fiatando in canne d’argento.

La notte adesso è passata,

la neve solo risplende,

se si lamenta il lupetto,

la Luna in cielo lo prende.

“…queste cose, tranne alcune eccezioni, non furono mai composte, obbedirono a un impulso espressivo o emotivo, comune a molte persone, anche se non hanno frequentato le scuole, e hanno come guida solo la lettura di qualche antologia ….”

Anna Maria Ortese da: “Il mio paese è la notte” Ed. Empirìa 1′ edizione: 1996

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