LA DONNA CHE FACEVA CRESCERE GLI ALBERI

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Cronache di un romanzo di imminente pubblicazione:

3

Palermo, Palermo del mare, dei cannoli siciliani dei siculi fascinosi della brioche col gelato al mattino seduta al tavolino di un caffè del centro della città che mi ha colpita favorevolmente sì ma per poco sì ma a prima vista e poi, poi la verità dei luoghi ti si palesa sempre e non puoi tacertela non puoi non guardarla e forse ti contagia sino a non amare più quei luoghi e forse la loro gente e poi esistono luoghi e luoghi e qui si è nel Sud dell’Italia e il ne faut pas l’oublier, donc on commance.

Donc si inizia e il viaggio inizia sempre su un mezzo di trasporto e forse e spesso più d’uno. Come quando sei in aeroporto e per giungere su quell’aggeggio dotato di ali occorre prima che un altro mezzo di locomozione ti ci porti e inserisca fin dentro, quasi: una navetta.

Odio gli aeroporti e odio le navette e non tollero tutto ciò che ha a che fare con il viaggiare che non sia sulle due ruote e sui binari; odio l’aria indiscreta, quella condizionata non ne parliamo, odio allontanarmi dalla terra non dominarla più non aver più il controllo della situazione ma ahimè troppo tardi è sempre troppo tardi quando me ne ricordo e ahimè sono già su quel trabiccolo senza ruote ma con due ali che si chiama Ryanair e che mi ispira meno fiducia di tutte le altre compagnie aeree esistenti e mi fa chiedere e con insistenza a me stessa finché non tocco terra: perché? perché? perché? ma stavolta almeno il perché e la sensazione di perdita definitiva della mia vita e del mio contatto con la realtà è almeno e quantomeno allietata, resa più bella e tale da portarmi a dimenticare di essere almeno al momento senza vie di fuga (altro elemento del reale che ben si concilia col mio essere sempre un piede qua e uno là, in procinto di scappare, di dire addio di chiudere e ricominciare).

Questo elemento ha un nome e un nome altisonante anche ma soprattutto, ha una presenza fisica di non poco rilievo e che ha concorso e come tacerlo, a quell’altisonanza del nome che la porta in giro.

Riwaind torno indietro ricomincio dalla navetta; ci sono appena salita sopra e se ne sono appena chiuse le porte e il mio sguardo ha appena iniziato a perlustrare come suo solito facce e vestiti e comportamenti e posture e colori e abiti e e e e si poggia spostandosi lentissimamente su un soggetto stavolta di sicuro più bello degli altri e, come non notarlo?

E’ un soggetto che concorre pure a rendersi interessante: sfoglia con non chalanche un quotidiano, parrebbe la Repubblica e risulta intonare tutto di sé: la camicia blu chiaro quasi azzurro, i suoi pantaloni il fare elegante con la chioma di capelli ricciuta e nera e ribelle che parrebbe di certo essere un siciliano e certo è un bel siciliano e mi fermo qui.

Sì perché è per me un siciliano qualunque uno che gioca con la sua bellezza si vede, si nota: è uno che ricerca gli sguardi uno che sa di essere chi è e sfugge, guarda ma poi si ritira si richiude fra quelle pagine fresche di stampa che quantomeno concorrono a renderlo un uomo, certo, di cultura, uno che ha studiato sarà forse un ingegnere, un avvocato, chi è costui???

Mi volto sbigottita e resto ancora più sbigottita nello scoprire volti di ragazze due per l’esattezza che guardandomi non fanno che secondare la mia espressione di meraviglia celestiale che la bellezza ha il potere di lasciarti sugli occhi sullo sguardo e resto sbigottita perché anche quelle ragazze non hanno potuto, è evidente, fare a meno di scoprire il belloccio siculo; e che sarà mai penso mi dico è pur sempre e solo un uomo bello certo ma insomma penso è troppa tutta quest’attenzione che persino queste ragazze gli riservano.

Troppa sì ma perché, e ciò io lo ignoravo totalmente: “E’ un attore, è del mio paese , è di Bagharia, si chiama Francesco Sciarra” ah faccio dentro di me ah ecco ora mi spiego tutto, ah bene. “Eccolo: ”E me ne mostra la foto in primo piano sul suo bel iPhone di ultima generazione.

Ecco perciò che tutto il mio personalissimo incubo del ritrovarmi su di un trabiccolo   Ryanair si compie e si svolge ma intonandosi stavolta a note suadenti e incantevoli: quelle degli occhi ridenti dal fascino fuggitivo e capaci di fulminarti come ti scattassero un’istantanea, di Francesco Scianna che, nel mentre chiudo gli occhi e invoco tutti i Santi del paradiso di farmi arrivare sana e salva a destinazione, mi guardano incantati e mi offrono sollievo come io fossi in paradiso.

E sì che lui aveva continuato a guardarmi sin poi dopo, scesi dalla navetta, e quando ahimè le nostre strade si erano separate portando me verso la punta dell’aereo, (avevo infatti prenotato un posto nelle prime file) e lui verso la coda. Però sì, però me e il mio cuore e la mia naturale ricerca del bello, tutto di me sapevano che lui c’era; anche lui come me era su quell’agile torpedone chiamato aereo. E anche dopo l’avrei rivisto ma al mio fianco, seduto vicinissimo a me quando un tassista siculo ci invitava a salire sulla sua automobile a più posti e lui, Francesco, divenuto un amico con il quale colloquiare e scoprire il panorama mozzafiato che ti si inizia a profilare all’orizzonte dove il colore blu del mare invade i finestrini e la vita appare già diversa da ciò che era.

E le Jacarande dai fiori viola irradiano la strada di un’insolita bellezza. Le Jacarande alberi provenienti dal Sud America ti danno il benvenuto nella terra dei fichi e del sole.

[To be continued….]

“LA DONNA CHE FACEVA CRESCERE GLI ALBERI” Cronache di un romanzo 4 sarà presto on line, arrivederci!

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