La donna che faceva crescere gli alberi

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Cronache di un romanzo fresco di stampa

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Nel famoso plico nel quale il manoscritto del mio romanzo: “La donna che faceva crescere gli alberi” mi veniva recapitato, c’era una lettera. Nella lettera contenute parole di elogio verso il manoscritto: “La donna che faceva crescere gli alberi, un racconto animato da un vivo amore per la Natura, è certo stimabile per l’originalità della struttura e per l’agilità dello stile. Però purtroppo la limitazione della produzione in alcuni settori della narrativa ce ne impedisce la pubblicazione…”

Avevo un ricordo della Sellerio, un ricordo risalente all’infanzia; alla casa del mare presa in affitto a Terracina, alla parete ricolma e infittita di libri a intesserne i muri di colori di macchie sparse qua e là a indurre la mia curiosità a fiorire ogni volta come fosse la prima volta.

E fra quei libri, uno, uno dei tanti che aveva impegnato tutta la mia partecipazione per lungo tempo, sino ad accompagnarmi alla fine, rivelatasi poi inizio, di un appassionato amore: Maigret.

E negli anni della crescita, non ricordavo di averne compiute altre di esperienze con il blu delle copertine di quella casa editrice, tali da entusiasmarmi. E, anzi, per dirla proprio tutta, non immaginavo le mie parole finire stampate in un libro dal formato di quelle dimensioni. Il mio romanzo, “La donna che faceva crescere gli alberi” meritava altro; le mie consonanti e vocali, superfici di pagine dalle altre dimensioni; no, compivo la telefonata nel tentativo di mutare le sorti della decisione della casa editrice, incredula e, assai lontana, dall’immaginarne un buon esito salvo, lo scoprire un piacere inusuale e bello nel parlare con chi, di libri, se ne intende per davvero.

Avevo trascorso all’incirca un’oretta, ridente e scherzosa, e dai toni interessanti e pieni dell’armonioso porsi a conversare tipico di chi ama la letteratura, ama prendersene cura, parlarne, e, soprattutto, ne è un conoscitore.

Lui, addetto alla lettura dei manoscritti, anziano e con alle spalle cultura e conoscenze a dir poco spaventose e io, attaccata al filo delle sue parole; totalmente sprovvista di capacità di persuasione tali da far caracollare l’interlocutore ai piedi della mia come nasconderlo, pur se ambivalente, volontà di pubblicare con loro.

Non è nel mio stile ritentare, insistere, rincorrere qualcuno ma, per il romanzo, l’ho fatto. Ho compiuto quella fatidica telefonata, più e più volte finché la persona di mio interesse non fosse disponibile. Facendo i conti con il mio essere insanamente forse, schiva, restia, e del tutto inadatta a tessere gli elogi della mia opera.

Abbiamo parlato di poesia, francese e italiana, di narrativa; in quei giorni la mia attenzione era dedicata alla lettura di: “Soumission” di Houellebecq da poco uscito e di cui mi ero fatta recapitare una copia nella versione originale. E al termine di ogni nostra adorabile chiacchierata, quando, al mio ormai scontato e ostinato tentativo di riempire il silenzio tentando di persuaderlo con parole che fossero decisive, lui: “Ma signora ma, cosa le devo dire? Magari lo pubblicheremo più in là…” e al secondo tentativo: “Ma, signora..” e sempre col timbro di voce scuro e catramoso e dall’accento siculo come parlassi in quell’istante con la più famosa voce letteraria siciliana del momento: Camilleri e sorridentemente innamorato dell’amabile colloquiare: “… deve parlare con l’editore…” e allora io: “Bhè e allora mi faccia parlare con l’editore!” “Ma non c’è, è sempre fuori in viaggio. Prima quando c’era la Signora Elvira, lei, era sempre qui a Palemmo, ora invece…” E allora quando posso trovarlo?” “Ma Signora, ma..” accompagnato da una sonora risata: “Ma in vent’anni, non mi è mai capitato di prendere appuntamento per l’editore!” E giù a ridercela entrambi finché: “Va bene, allora verrò a Palermo! E dirò all’editore che, se non pubblicherà il mio romanzo: “Après moi le deluge!” E di nuovo e ancora a ridere. Perché questa frase, contenuta nel libro di Houellbecq Soumission, aveva destato il mio interesse essendo stata fatta citare nel libro da Hoellbecq, al suo protagonista e avendo io erroneamente ricordato che il protagonista ne attribuiva la paternità a Napoleone e invece: “Ma no! Signora, quella frase venne pronunciata da Luigi XV!”   [….]

To be continued, arrivederci a Cronache di un romanzo 6 e grazie dell’attenta lettura!

 Cronache di un romanzo di imminente pubblicazione 1

Cronache di un romanzo di imminente pubblicazione 2

Cronache di un romanzo di imminente pubblicazione 3

Cronache di un romanzo di imminente pubblicazione 4

 

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