A kind of meditation called Mao Jianhua

“…The hero, then, is not Time, but Timelessness [..]” H.M.
Getting in touch with Mao’s paintings, is to make an act of meditation. At the first time I had no intention to see his paintings. A lot of stains of black and white were for me the antithesis of beauty and not attractive for my eyes.
After, something magical has happened to me. Enter in the day of the inauguration of the exhibition, the largest room of the Ala brasini in the monumental Complesso del Vittoriano, where his biggest canvases were hanging, be in front of them: I instinctively feelt a great sense of dynamicity come to me from all that black.
Little by little you enter the black spot and you become absorbed; taking a trip and breathing at the time of such a fashinating but rough nature!
Pointed mountains follow sharp mountains, and fog fogs and hides the wonder of a distant sky and the highs and lows! is like flying! as you suddenly become a bird that fights between the peaks of that imposing and silent mountains!
Roma, il 12 Settembre, 2017
Rossella Pompeo

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L’effetto terapeutico del mare

Scritto nel settembre dello scorso anno….

Chiunque mi incontri mi racconta la sua storia, così, senza esitare; tentennando perderebbe il filo quindi, inizia e via di corsa, a farmi dono di eventi passati, futuri; delle cose belle e brutte di quelle che accadranno, oppure no. Godo cioè di quella che Primo Levi chiamava la “virtù confessoria” di cui lui stesso si sentiva dotato.

E anche ieri che ero al mare distesa sotto una luce totale e assoluta; perduto il mio corpo nel tepore di raggi affievoliti dall’usuale ardore perché raggi settembrini, dunque meno brutali e assetati che mai, anche se ad una distanza notevole dal nuovo e altro, immancabile interlocutore, questi invitandomi ad andare più spesso al mare dato l’in-inosservabile candore della mia pelle, chiedendomene il perché io non mi ci fossi fino ad allora mai recata, mi ha chiesto incuriosito se, non ci andassi in inverno io al mare, che so’ alle Seychelles per esempio.

Ma inutile rispondere ché la mia voce quella non la poteva udire, perciò ho continuato ad accennare coinvolgimento alle sue parole attraverso i miei gesti ed ha cosi’ iniziato col raccontarmi dei viaggi suoi e di sua moglie.

Del loro trascorrere una vita intorno e dentro al mondo scendendo e salendo da un aereo così gozzovigliando tra una meta e l’altra; mia moglie con me ha visitato addirittura la Russia in treno, ma  ahimè, oggi non è più possibile, si rischia di non rincasare sani e salvi.

Sono pochi i paesi nei quali si può ancora andare tranquilli, la Spagna per esempio, e lì ci sono spiagge che restano aperte sempre anche a novembre e invece qui, si era a Ostia, no, non è così. Gli stabilimenti chiudono e così niente mare. Perché lui dice, in Italia l’apertura o la chiusura delle spiagge la si collega e la si fa dipendere dalle scuole e invece in Spagna, no, ciò non accade.

Ma ora mia moglie è malata, molto malata. Ha l’alzhaimer, poveretta e abbiamo una donna che la guarda il giorno e la notte e che vuole pure l’aumento. Forse la mia domanda se avevano dei figli deve averla ascoltata perché mi dice che no, non ne hanno anche se è strano perché sua moglie nella vita era stata una ostetrica e di bambini ne aveva visti nascere tanti e anche di notte diceva: devo andare e andava a portarne alla luce uno nuovo.

E anche adesso con lei c’è una polacca ma io ho bisogno di prendere il sole, me l’ha detto il dottore e quindi vengo qua e poi faccio il bagno e vede come mi fa bene, altrimenti in inverno ho tutti i dolori e poi sa una cosa? Io quando mi tuffo nel mare e nuotando mi allontano, canto! E sì, canto le canzoni napoletane di una volta! E’ strano, eh? Ma mi viene di farlo e quando ci sto dentro al mare io sto bene, proprio bene e lei, lei ne deve prendere di più di sole, ci vada più spesso!

Rossella Pompeo

La difficile ma proficua strada della compassione

Riflettevo su quanto ci faccia sentire vicini l’avvenuto attacco terroristico. Su quanto potere abbia di indurci a immaginare la possibilità di un nuovo e ulteriore attacco proprio lì dove siamo, dove vorremmo andare e su quanto si accorcino improvvisamente le distanze rendendo apparentemente privi di confini i territori da noi abitati. Ci fa sentire svelati, privi di protezione e esposti come i corpi divenissero uniti e si manifestassero in un unico corpo gigantesco e solo (il corpo della vittima dolorante e afflitta) e loro, i pochi, sparuti di numero, i più forti e imprevedibilmente i più violenti.

Come si potrebbe ovviare a una tale impotenza? Come poter renderla potenza di noi tutti contro quei pochi? Come annullare il termine violenza; frantumarlo sbriciolarlo eliminarlo? E’ possibile vivere in un mondo interamente pacifico? Sarebbe auspicabile piuttosto utopico ma non impossibile. Sicuramente però alla nostra impotenza dinanzi ad attacchi di simile portata, corrisponde una forza e una capacità che ciascuno di noi ha nel suo quotidiano, di risolvere pacificamente ispirandosi al sano principio della compassione, i piccoli battibecchi, i litigi e le controversie.  I più distanti e internazionali conflitti altro non sono infatti che il riflesso delle nostre piccole liti giornaliere. E non appena mettiamo il naso fuori di casa come non sentirci preda di quella non tanto sottile ma ahimè sempre e più visibile tendenza della più parte a irritarsi, a infastidirsi per un nonnulla e a ingenerare ulteriore reazione affatto placata ma agguerrita ancora e di più?

Soprattutto da parte di coloro preposti al rapporto con il pubblico e quindi in teoria più predisposti e inclini all’ascolto e al sorriso, si riceve invece una risposta sgarbata, un fare infastidito alla prima domanda rivolta non prevista. Assistiamo, quanto meno qui a Roma, dove l’afflusso di persone pare raddoppiarsi di continuo, alla cancellazione delle norme del quieto e sano vivere che reciprocamente andrebbero rispettate. Tutto sconvolto il senso civico in favore di una animalesca e sregolata condotta.

E poi c’è chi pretende di parlare di regole e dell’importanza del loro rispetto, assumendo un atteggiamento equivalente, se non più maleducato, di quello di colui che per primo parrebbe non averle rispettate. E’ così che si instaura una gara al fastidio, una tendenza a dire cosa sarebbe giusto fare partendo dalla errata visione che, solo quanto da noi affermato è corretto e vero. Privati di quel senso compassionevole che, prima e ancora delle presunte regole, dovrebbe indirizzarci a guardare l’uomo e la sofferenza sottesa che il suo gesto vuole comunicarci; siamo tutti con il dito puntato a individuare l’errore altrui ma come non accorgerci che, quello stesso dito, lo teniamo puntato dapprima proprio verso noi stessi?

Siamo noi per primi un’arma capace di ferire noi stessi, in una società che vorrebbe incasellare e ridurre i nostri comportamenti nelle categorie di giusto e sbagliato, rendendoci rispondenti a modelli estranei all’umanità, siamo sempre in preda all’errore e quindi da giudicare. In una simile società dove non c’è più spazio per l’essere libero e appieno ciò che si è, appare difficilissimo stimarsi e stimare qualcun altro, a prescindere dal suo comportamento ma soltanto perché è un essere umano come noi.

In onore di tutte le vittime del mondo sforziamoci di essere i primi ad agire per la pace!

Rossella Pompeo

 

The dancing oleander

Mia madre, quando siamo in presenza di un oleandro, mi racconta sempre come fosse la prima volta, che nei giorni in cui era incinta di me, ne raccolse un ramoscello in autostrada e lo trapianto’ in un vaso. “Quell’oleandro” ormai albero, ogni volta che siamo nel suo giardino, me lo indica aggiungendo: “ha la tua età!” Le passioni materne sono del sano nutrimento!

@rossphoto’s : un oleandro in fiore e la luna

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My mother, when we are in presence of an oleander, tells me how it wasalways the first time, that when she was pregnant with me, picked up a twig on the highway and transplanted it in a vase. “That oleander”, whenever we are in her garden, tells me, adding: “It’s your age!” Mother’s passions are of healthy nourishment!

@rossphoto’s :  a bloom oleander and the moon